Ripensare Roma attraverso l'acqua
La transizione idrica come politica di adattamento climatico

Archivio Rinascita
Per lungo tempo il cambiamento climatico è stato percepito come una minaccia futura. Oggi, invece, le città europee ne sperimentano quotidianamente gli effetti. Ondate di calore sempre più frequenti, piogge intense, siccità prolungate ed eventi estremi stanno trasformando il modo in cui gli spazi urbani funzionano e vengono vissuti, imponendo nuove strategie di adattamento ad amministrazioni e cittadini.
Roma è una delle città italiane maggiormente esposte a questi rischi. Per conformazione geografica, presenza di grandi corsi d'acqua, estensione territoriale, sviluppo urbanistico e caratteristiche del sistema infrastrutturale, la Capitale si trova oggi al centro di una sfida che riguarda la sicurezza del territorio, la salute pubblica e la qualità della vita.
Negli ultimi anni una serie di eventi ha evidenziato la vulnerabilità della città. Le ondate di calore sono diventate più frequenti e intense. I nubifragi concentrano in poche ore quantitativi di pioggia che un tempo si distribuivano nell'arco di diversi giorni. Alcuni quartieri entrano sistematicamente in difficoltà durante gli eventi meteorologici più intensi e le reti di drenaggio mostrano limiti evidenti rispetto alle nuove condizioni climatiche.
In questo quadro, l'amministrazione guidata da Roberto Gualtieri, anche grazie al lavoro coordinato da Edoardo Zanchini, ha compiuto un passaggio importante dotando Roma di una Strategia di adattamento climatico. Si tratta di una scelta significativa perché riconosce che la questione climatica non può essere affrontata esclusivamente attraverso interventi emergenziali, ma richiede una programmazione di lungo periodo e una struttura amministrativa in grado di sostenerla.
La questione centrale riguarda ora il modello di città verso cui orientare questa trasformazione. Per decenni la pianificazione urbana ha seguito una logica relativamente semplice: allontanare l'acqua il più rapidamente possibile. Le superfici sono state impermeabilizzate, numerosi corsi d'acqua minori sono stati modificati o tombati e il suolo ha progressivamente perso la propria capacità di assorbimento.
Oggi quel modello mostra limiti sempre più evidenti. Quando si verificano precipitazioni intense, l'acqua non trova spazi sufficienti per infiltrarsi e si concentra rapidamente nelle reti di drenaggio, che vanno sotto pressione. Nei periodi più siccitosi, al contrario, emergono problemi di disponibilità della risorsa idrica e di degrado degli ecosistemi urbani. Fenomeni apparentemente opposti che derivano in larga misura dalla stessa criticità: una gestione non adeguata del ciclo dell'acqua.
Non è un caso che negli ultimi anni il dibattito tecnico e istituzionale si stia orientando verso il concetto di "transizione idrica". Come ha più volte sottolineato il Segretario Generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale, Marco Casini, il cambiamento climatico impone di ripensare il rapporto tra città, territorio e risorsa idrica, superando una gestione settoriale e frammentata. Sicurezza idraulica, disponibilità dell'acqua, tutela degli ecosistemi e pianificazione urbana devono essere considerate parti di una stessa politica pubblica.
Per questo motivo molte città stanno sperimentando approcci diversi. Da Londra a Copenaghen, da Rotterdam a Barcellona, vengono realizzate infrastrutture capaci di rallentare, trattenere e valorizzare le acque meteoriche. Accanto alle opere idrauliche tradizionali si sviluppano parchi drenanti, aree di laminazione, tetti verdi, sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque piovane e soluzioni basate sulla natura che consentono di aumentare la resilienza urbana.
Anche Roma dispone di risorse importanti su cui costruire questa strategia. Il Tevere, l'Aniene, la rete dei fossi, le aree agricole, le riserve naturali e il litorale costituiscono un patrimonio territoriale che potrebbe svolgere una funzione essenziale nella riduzione del rischio climatico e nella gestione delle acque.
Un aspetto spesso trascurato riguarda proprio il ruolo agricolo della Capitale. Roma è uno dei più grandi comuni agricoli d'Europa e conserva un patrimonio di aziende, aree coltivate e spazi aperti che rappresenta una componente strategica della sua identità territoriale. Una gestione più efficiente della risorsa idrica è indispensabile non solo per affrontare gli effetti del cambiamento climatico, ma anche per garantire la sostenibilità economica delle attività agricole, la tutela del paesaggio e la conservazione di un sistema ambientale che svolge funzioni fondamentali per l'intera area metropolitana.
La salvaguardia dell'Agro romano e delle aree agricole periurbane non riguarda soltanto la produzione agricola. Questi territori contribuiscono alla ricarica delle falde, all'assorbimento delle acque meteoriche, alla mitigazione delle temperature e alla conservazione della biodiversità. In assenza di una politica attiva di valorizzazione e manutenzione del territorio, il rischio è che tali aree diventino progressivamente più vulnerabili all'abbandono, al degrado e alle pressioni speculative, con conseguenze negative sia sul piano ambientale sia su quello urbanistico.
Gli investimenti destinati alla riduzione del rischio idraulico, alla forestazione urbana, alla permeabilizzazione dei suoli e alla gestione sostenibile delle risorse idriche producono benefici economici, ambientali e sanitari. Ridurre i danni provocati dagli eventi estremi, migliorare il comfort urbano e rafforzare la resilienza delle infrastrutture significa anche ridurre i costi futuri per la collettività.
Le condizioni per avviare questa trasformazione sono oggi più favorevoli rispetto al passato. Negli ultimi anni Roma ha potuto contare su risorse straordinarie legate al PNRR, agli investimenti per il Giubileo e ai programmi europei dedicati alla transizione ecologica e alla resilienza urbana. Una parte significativa di questi interventi riguarda la riforestazione urbana, la riqualificazione dello spazio pubblico, la sicurezza del territorio, la gestione delle acque e il recupero ambientale dei sistemi fluviali.
Naturalmente strategie e finanziamenti non sono sufficienti. La loro efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre gli obiettivi in interventi concreti, di coordinare competenze oggi distribuite tra diversi soggetti istituzionali e di garantire continuità amministrativa alle politiche di adattamento. Da questo punto di vista, il rafforzamento della collaborazione tra Roma Capitale, Regione Lazio, Autorità di Bacino, Consorzio di Bonifica Litorale Nord e gestori del servizio idrico rappresenta una condizione essenziale.
La sfida climatica è ormai una componente strutturale delle politiche urbane. Per Roma si tratta ora di consolidare il percorso avviato e di passare da una gestione prevalentemente emergenziale a una gestione preventiva dei rischi.
In questa prospettiva il tema dell'acqua assume un valore particolare. Non soltanto perché rappresenta uno dei principali fattori di vulnerabilità della città, ma perché costituisce il punto di incontro tra adattamento climatico, pianificazione urbana, tutela ambientale e sviluppo locale. È su questo terreno che si misurerà una parte importante della capacità di Roma di adattarsi ai cambiamenti in corso, salvaguardando al tempo stesso il proprio patrimonio naturale, agricolo e produttivo.
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