Primarie e leadership collettiva, un piano per l’alternativa

Carta dei valori, voto a novembre e poi una campagna nel Paese reale: la proposta per unire il fronte progressista senza disperderne pluralità e leader.

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ANSA

Ho letto con molta attenzione interviste e dichiarazioni di compagne e compagni che stimo e a cui mi lega una solida amicizia. Ne colgo e apprezzo lo spirito con cui antepongono, prima di ogni cosa, la costruzione di un programma ambizioso e mobilitante. Il programma di un fronte ampio – politico, sociale e culturale – in grado di svuotare il mare delle ingiustizie sociali, paure, rabbia, insicurezza, individualismo che alimentano, in Italia e nel mondo, un’idea di protezione sempre più autoritaria, razzista, qualunquista.

Che alimentano, in sintesi, una destra che assume la destrutturazione della democrazia e del conflitto come formula politica “all in”, con tutto il suo portato di svuotamento dei luoghi e dei processi partecipativi: dal Parlamento alla Rai, dal confronto con i corpi intermedi e i sindacati al fastidio verso intellettuali non proni.

Una destra che ha fallito sul terreno dello sviluppo economico, della salvaguardia dei nostri presidi produttivi e industriali, del governo delle transizioni ambientali e tecnologiche. Una destra che destruttura il welfare pubblico a danno sia dei giovani (sempre meno) che degli anziani (sempre di più), usando ogni inciampo politico o fatto di cronaca come clava della propaganda… Eppure una destra ancora forte, radicata nei gangli della conservazione, della rendita, delle ampie zone “grigie” su cui si è costruita una parte dell’identità delle classi dirigenti del Paese e che sfrutta il malessere popolare a tutela di vecchie e nuove consorterie.

E quindi capisco anche le preoccupazioni su possibili effetti deleteri di una competizione tra leader popolari, ampiamente riconosciuti (e financo trasversali nei possibili consensi: vale per Conte, ma vale, e più di quanto si pensi, per la Schlein), chiamata in gergo “primarie”.

Preoccupazioni legate a leadership che dovrebbero poi chiamare alla mobilitazione il maggior numero possibile di donne e uomini, di “aree” culturali e sociali sempre più magmatiche, amplificando le capacità di interlocuzione e non limitandole.

Preoccupazioni legate al possibile gioco sporco “del circo mediatico”, il giorno dopo l’esito delle stesse consultazioni “primarie”, a possibili dinamiche interne alle singole forze politiche, alle strumentalizzazioni della destra e potrei continuare…

Se non fosse, però, che non mi convincono alcuni ragionamenti, frutto, a mio parere, di una sorta di “subalternità culturale” all’attuale meccanismo di costruzione del consenso su cui la lunga stagione del berlusconismo prima, del melonismo poi, ha profondamente inciso. Anche dentro di noi.

E vorrei essere netto sul punto: il primo modo per sconfiggere torsioni autoritarie incentrate sull’uomo forte al comando (anche quando è una donna, come nel caso della Meloni) è credere veramente che il futuro del fronte progressista, del Paese, finanche del mondo sarà sempre più un futuro che investe sulle leadership collettive, sul pensiero complesso dei molti e delle molte e non sulle intuizioni (politiche o mediatiche) del singolo.

E che tali leadership sono il DNA di un progetto politico nuovo, anche indipendentemente dai risultati (e dalle loro eventuali strumentalizzazioni) di competizioni democratiche, trasparenti, popolari interne al nostro campo da gioco.

Non ricorro quindi alla categoria solo dell’utile (che in politica è categoria importante, non lo sottovaluto), per cui Conte o altri ancora devono comunque poter parlare ai propri per non perdere consenso, in un sistema che comunque manterrà una forte visibilità competitiva sulle singole forze interne alle rispettive coalizioni (aspettiamoci di tutto nel campo della destra, nei prossimi mesi).

Così come la Schlein deve giustamente rappresentare ed esprimere al massimo la funzione del principale partito, in termini di voti ma anche di capacità coalizionale, del c.d. campo progressista e caratterizzare così il completamento di un percorso politico di riconnessione del Pd verso il Paese reale, il mondo del lavoro, dei soggetti più colpiti dall’aumento delle disuguaglianze sociali, culturali e di opportunità, continuando a dire e fare “cose di sinistra”.

Sapendo parlare, cioè, al corpo militante che, dentro e fuori il Pd (ancora molto fuori), anima conflitti sociali, ambientali, civici, generazionali ecc. Oggi a sostegno del progetto del Pd, domani a sostegno di una campagna elettorale, casa per casa, posto di lavoro per posto di lavoro, a favore dell’alternativa.

Così come dovranno comunque, anche dopo le primarie, poter far vivere i propri temi – se non nella competizione sui nomi, sicuramente nella discussione più complessiva “del prima, durante e dopo le primarie” – le varie forze che, più moderate o espressione del civismo o più radicali, condividono l’obiettivo dell’alternativa a questa destra (famosi erano i sostegni “motivati” della vecchia componente socialista nel Partito Democratico americano o delle associazioni dei diritti civili, negli anni ’70 e ’80, a questo o quel candidato, anche se non di diretta e propria espressione).

No: io, pur riconoscendone l’importanza, non ricorro a questa categoria (quella dell’utile), ma alla categoria del giusto, se vogliamo ricostruire una “buona politica”, un’idea più complessa di democrazia e di lotta politica. Superando l’ipocrisia per cui, se vi è dialettica dentro un partito, questo è il “sale della democrazia”; se vi è, nei modi e luoghi giusti, dentro eventuali coalizioni, questo diviene automaticamente “sabotaggio”.

E per questo mi permetto, sommessamente, di suggerire ai vecchi amici e compagni anche un piano B, chiaro e netto e – usando l’espressione di un altro caro vecchio amico, Bersani – anche generoso. Convinto che oggi, in politica, la generosità alla lunga paghi ben di più.

Siano settembre e ottobre i mesi per definire una chiara Carta dei valori e dei principi di tutta la coalizione e che vincoli tutti coloro che si candideranno alle primarie a sostenerla, oltre che ad aiutare e supportare il vincitore o la vincitrice delle stesse.

Senza mettere in discussione i lavori “preparatori” di approfondimento programmatico delle varie forze politiche, occorre che siano chiari i principi e i valori che ispireranno l’azione di governo, indicando chiaramente i terreni di impegno prioritario (il lavoro, la salute, l’accesso ai saperi, la sostenibilità energetica e ambientale, la redistribuzione, il ruolo del pubblico in economia, l’Europa, la difesa e il rilancio del diritto internazionale ecc.).

Sia novembre il mese delle primarie, in un clima di rispetto reciproco, di riconoscimento di sensibilità diverse, ma dentro la cornice della Carta: perché sono i valori, i sogni, le aspirazioni ad un mondo nuovo a muovere le persone, a partire dai più giovani.

E da dicembre, consolidata una leadership singola e collettiva, si avvii una grande campagna di ascolto, proposta, confronto con il Paese reale.

Quello che non si vede nei Tg patinati della destra, quello del mondo del lavoro, della produzione sostenibile e di qualità, dei talenti che ci sono e dei tanti talenti che vogliamo creare, incentivare, sostenere. Il Paese che ha paura e a cui occorre offrire un impegno collettivo per cambiare, una rete di protezione da costruire di fronte al mondo che cambia, con strumenti e luoghi nuovi e non dandogli in pasto i più dannati tra i dannati.

Facendo su questo “percorso” un patto sin dai prossimi giorni e sapendo che sarà interesse di tutti, a partire da chi vincerà le primarie, sin dal secondo dopo, non disperdere le competenze, le capacità, i leader che una grande comunità politica esprime e può esprimere.

Mesi, quindi, non per leccarsi eventuali ferite, non per trovare nuovi equilibri interni alle proprie basi di partenza, ma per creare clima, tensione positiva, voglia di impegnarsi, facendo della pluralità la nostra forza. E su questo sono certo che la Schlein (che conosco meglio e che ho sostenuto e sostengo convintamente per il percorso di “riposizionamento e apertura” che ha fatto fare al partito a cui sono iscritto, senza vecchie subalternità o complessi) saprà essere la figura migliore per tutte e tutti, forte anche della sua sensibilità e determinazione politica.

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