Presidente Meloni, non rimuova la sconfitta

Otello MarilliFlusso Quotidiano
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ANSA

L’esito di una consultazione referendaria come quella appena conclusa non può non avere un rilievo politico, a maggior ragione se si registra una partecipazione in linea con quella delle elezioni politiche.

Lunedì al delinearsi della vittoria del NO, la “grammatica istituzionale” avrebbe voluto che la presidente del consiglio, dopo aver politicizzato il referendum occupando giornali, televisioni e, persino, podcast, si presentasse di fronte al Paese spiegando cosa significasse questa sconfitta.

In altre occasioni i predecessori di Meloni, a seguito di un rovescio elettorale, hanno fatto un passo indietro accettando un confronto con l’opinione pubblica per il tramite di una conferenza stampa, si sono sottoposti a passaggi nelle aule parlamentari, hanno sentito il dovere di presentarsi dal Presidente della Repubblica. La presidente Meloni, invece, si è limitata ad un rapido video di presa d’atto del risultato realizzato sul terrazzo di casa, a cui è seguito un repulisti, tanto frettoloso quanto incoerente con la narrazione che lo aveva preceduto, di figure improvvisamente diventate sacrificabili: Bartolozzi, Dal Mastro e, da ultima e non senza qualche resistenza, Santanché.

Azioni che sembrano un tentativo scomposto di negazione e di distrazione dal dato di realtà: una riforma simbolo del governo è stata sonoramente bocciata dagli italiani e la coalizione che si autorappresentava come una “invincibile armada” ha molte più crepe e scricchiolii di quanto non si immaginasse. La presa del “capo” nel centrodestra e nel Paese non è più salda come si credeva.

Non si tratta di ricercare un formalismo “impolverato”, ma di svelare il corto circuito in cui si trova il governo e che nessun capro espiatorio potrà nascondere a lungo; aspettiamo, allora, che la presidente del Consiglio si assuma le proprie responsabilità nelle forme e nei modi che prevede la Costituzione, la stessa che gli italiani hanno difeso dalle sue modifiche.