Per un nuovo umanesimo, una cultura e una politica della vita

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Archivio Rinascita

L’idea di società che deve animare in questo tempo storico una politica della sinistra è la "Cura della Vita". Dobbiamo liberare l'umanità dal paradosso che la sta opprimendo: la potenza creativa del pensiero umano e il “niente” con cui viene considerata la vita umana. Una volta c'era una casa simbolica nella quale ti muovevi a occhi chiusi; sapevi evitare gli ostacoli, trovare l'oggetto d'affezione, scaldarti, rassicurarti, convinta di essere dalla parte giusta. Noi siamo state fortunate. Oggi la politica non è più questa.

Per ridare senso alla vita umana bisogna amarla e dunque avere una precisa idea di essa. Chiediamoci: cosa intendiamo per vita umana, cosa vogliamo essa sia. Va compiuta una scelta netta. Bisogna mettere al centro l'idea della vita umana come relazione che unisce l'uno all'altro, il soggetto in relazione, il soggetto globale. Le donne lo hanno fatto per trent'anni.

A questa domanda, radicata nell'essere/avere un corpo di donna, comincia a dare risposta un'altra politica. Una politica che esiste grazie a quella domanda, grazie alla necessità di dare un senso libero all'essere donna. Gli uomini non si fanno queste domande e la loro dimensione umana è scandita dalla forza dell’Io.

Le donne hanno dimostrato che la relazione di cura è riparare le ferite, i danni, ma anche promuovere processi generativi di innovazione e di cambiamento. La relazione di cura ci dimostra concretamente che vivere è convivere. Dunque la sostanza della libertà è la relazione con l'altro. La recente vicenda del COVID-19 ci ha consegnato drammaticamente e concretamente questo messaggio, ma è esattamente questo ciò che abbiamo cancellato e rimosso. Se siamo soggetti interdipendenti bisogna uscire dal guscio. Siamo troppo asimmetrici per non mescolarci.

L'Occidente è sempre più striminzito, vede deperire i suoi valori, i suoi istituti, la sua concezione della vita portatrice di diritti e di solidarietà. Sei solo, uno a uno, sei in competizione, ti chiudi, ti difendi, chiudi i tuoi confini, diventi cattivo ma diventi anche irrilevante. Ora l'incognita consiste nel non vedere che se i fatti cambiano, noi dobbiamo cambiare con i fatti. L'abisso della disumanità, la potenza creativa del pensiero umano e la forza crudele della ricchezza porta a un acuto darwinismo sociale. Bisogna ricostruire la giusta relazione tra i fini ed i mezzi della vita. La vita è il fine, le ricchezze sono il mezzo. Bisogna ristabilire il primato della vita. Poi ci lamentiamo che le persone sono lontane dalla politica!

Per costruire un nuovo umanesimo, per promuovere la pari dignità delle persone come soggetto relazionale, bisogna scegliere la strada difficile della democrazia globale e multilaterale. Le donne anche in questi anni difficili hanno praticato la democrazia globale. Hanno curato le ferite, costruito ponti e dialoghi. Hanno costruito la pace con gesti tante volte invisibili ma che hanno inciso nella vita delle persone. Bisogna rafforzare questa strategia femminile a trent'anni dal grande evento, dalla grande Conferenza di Pechino. “La nostra è stata una storia fatta di silenzi. È ora di cambiare”.

Dobbiamo rimettere in moto le pratiche, i pensieri e farli convergere in un grande evento che dimostri che la democrazia globale è possibile e che sono necessarie istituzioni globali efficaci. Qualcuno ha parlato di Costituzione della Terra in grado di porre limiti e vincoli ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali a garanzia dei diritti umani e dei beni comuni di tutti. Ma solo la concezione della persona come soggetto in relazione con l'altro dà forza e nutrimento a una democrazia globale e multilaterale. Questo, peraltro, è uno dei tratti fondanti della nostra Costituzione: nata per unire e nata per promuovere l'eguale dignità della persona che agisce in relazione con l'altro.

Nella prima parte della Costituzione, dedicata ai diritti fondamentali della persona, questi non sono semplicemente elencati in ordine sparso ma sono raggruppati in quattro Titoli ciascuno dei quali è dedicato a un gruppo di diritti: rapporti civili; rapporti etico-sociali; rapporti economici; rapporti politici. Nella nostra Costituzione non c'è l'individuo solitario, astratto e avulso dal suo contesto, svincolato da ogni legame, che costituisce, invece, il protagonista assoluto della vita sociale nella visione liberaldemocratica, ma c'è la persona ritratta in tutte le situazioni di vita e in tutti i suoi rapporti di vita.

La relazionalità è anche il tratto che contraddistingue i rapporti istituzionali: la fiducia tra i poteri, la cooperazione tra i diversi poteri. Questo aspetto relazionale che permea tutto il tessuto costituzionale è l'eredità più preziosa non solo da mantenere ma da riscoprire e valorizzare in ogni ambito della vita. La dimensione relazionale della Costituzione ha un potenziale enorme, in grande parte da scoprire, esplorare e sperimentare nella sua capacità generativa. Proprio le donne possono costruire questa dimensione della Costituzione. Dice Luce Irigaray: “La differenza sessuale rappresenta la cosa che la nostra epoca ha da pensare”.

In questo tempo della disumanità, ciò che la differenza sessuale ci invita a meditare è come costruire la dignità della vita e come rendere evidente che la democrazia costruisce la vita. Solo con la forza della vita umana la democrazia diventa forte perché la forza della vita la orienta, promuovendo lo sviluppo economico e sociale non come fortuna di pochi ma come benessere di tutti.

Curare la vita attraverso la democrazia significa: immergersi nelle ferite e condividerle; costruire nuove forme di comunità e di prossimità a partire dai luoghi della vita quotidiana; valorizzare le competenze delle persone, a partire da quelle più fragili; avere sempre presente il nesso tra inclusione sociale e forza della democrazia; far vivere le relazioni umane in tutti i gangli della vita quotidiana; promuovere il tempo della cura come un tempo pubblico. Un esempio emblematico è il servizio civile. Il servizio civile obbligatorio sarebbe un esempio concreto del tempo della cura come tempo pubblico.

Più in generale bisogna promuovere il diritto alla pluriattività, vale a dire dare, creare un assetto sociale e una organizzazione del lavoro in cui alle persone sia riconosciuto il tempo del lavoro, il tempo di dedicarsi agli altri in modo pubblico, visibile, vincolante, il tempo per sé. Torna dunque il grande tema del tempo, dell'uso del tempo, di come il tempo consente quella vita plurale in cui hanno spazio tutte le dimensioni che consentono il benessere delle persone.