Per un nuovo campo largo: tra Costituzione, tecnologia e sovranità

Un nuovo campo largo per unire Costituzione, lavoro, AI e transizione ecologica in un progetto democratico capace di governare la modernità.

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Archivio Rinascita

Se la politica italiana continua a oscillare tra un'ossessione residual-socialdemocratica del "vincola almeno qualcuno" e una disperata corsa a non perdere troppo consenso, tale schema potrebbe essere riletto nell'ottica di aggiornamento rispetto a tre sfide strutturali: la crisi demografica e del lavoro, la transizione ecologica e tecnologica, e la crescente pressione autoritaria sui diritti fondamentali. La riflessione verterebbe, in tal senso, su un nuovo campo largo progressista, non come coalizione di facciata, ma come progetto politico e civile che riconnetta la Costituzione alla realtà dell'Intelligenza Artificiale, dell'economia globalizzata e del conflitto geopolitico.

Il concetto di "campo largo" affonda le sue radici nella tradizione di Rinascita e nel dibattito fra Palmiro Togliatti e le culture democratiche del Novecento, non come fronte di partiti, ma come alleanza di forze sociali, intellettuali e movimenti che condividano un orizzonte comune di libertà, lavoro e partecipazione. Negli anni recenti, il tentativo di riattivarlo ha spesso privilegiato il calcolo elettorale, il Rosatellum e le convergenze di superficie, rispetto a una vera riflessione sulle basi programmatiche. Il risultato è stata una progressiva erosione della capacità di proporre una narrazione positiva della modernizzazione, lasciando il terreno libero alla narrativa identitaria e antipolitica.

Il lavoro su governance dell'AI, analisi geopolitica e politica tecnologica europea suggerisce che il nuovo campo largo debba essere pensato non solo come allargamento di una coalizione, ma come ridefinizione della sua missione. Significa costruire una forza che sappia pensare la sovranità tecnologica in modo europeo, senza cadere nella retorica del "fai-da-te" nazionalista, ma proponendo regole forti sull'uso dell'AI, sulla sorveglianza, sugli algoritmi che governano lavoro e welfare. In questo senso, il campo largo può diventare il laboratorio di una politica che trasformi la transizione digitale da minaccia per l'occupazione a motore di riconquista di potere di contrattazione, istruzione e mobilità sociale.

Parallelamente, è necessario incrociare in modo più chiaro crisi climatica, sovranità energetica e politica industriale, con l'obiettivo di rilanciare l'Italia come laboratorio di produzione di tecnologie verdi protette da regole europee contro la deriva delocalizzante e finanziarizzante. Un campo largo di questo tipo non può essere solo un'aggregazione di partiti, ma deve coinvolgere università, centri di ricerca, comunità tecniche, movimenti dei diritti digitali, sindacati, cooperazione sociale e Terzo Settore, in una rete di competenze che sappia tradurre la complessità tecnologica in un linguaggio politico accessibile e controvertibile.

Rispetto alla tradizionale via, il nuovo campo largo può spingersi a riconoscere che la Costituzione non è semplicemente un patto politico del 1947, ma un orizzonte che deve essere continuamente reinterpretato alla luce dei poteri tecnologici. Questo implica affermare con forza un nuovo concetto di responsabilità umana, in cui la decisione finale in ambiti critici come sicurezza, lavoro, giustizia e salute rimanga sempre in mano a persone, non agli algoritmi. Significa anche difendere la sfera pubblica contro la sua privatizzazione digitale, immaginando una Pubblica Amministrazione digitale aperta, interoperabile e trasparente, che non si limiti a comprare prodotti tecnologici preconfezionati da un manipolo di big, ma costruisca infrastrutture e competenze pubbliche capaci di regolare e controllare il mercato.

Infine, il nuovo campo largo si troverebbe ad assumere come proprio compito politico la battaglia contro la finitudine del capitale, facendo sì che la tecnologia non sia solo un motore di concentrazione finanziaria, ma uno strumento di riduzione delle disuguaglianze. In questo senso, la politica italiana non può più limitarsi a dire "no a Meloni" o "no a Trump": è necessario costruire un'alternativa credibile che sappia parlare al mondo del lavoro, alle città, alle aree interne, alle nuove generazioni, mettendo al centro la libertà reale, la sicurezza sociale e la partecipazione.

Alcuni fronti del mondo industriale e accademico, vedi la recente proposta della presidenza della Luiss Guido Carli, esprimono apoliticamente parlando preoccupazione per la crisi della classe politica, soprattutto a livello europeo, e la mancanza di una leadership forte. Rimpiangono l'assenza delle grandi scuole politiche del passato e si dichiarano disponibili a contribuire alla creazione di una "scuola per la politica" apolitica, finalizzata a preparare la futura classe dirigente del Paese. Auspicano che anche altri atenei importanti facciano la loro parte, immaginando una sorta di "ENA comune" europea, per formare una classe dirigente paneuropea.

A fronte di un lavoro più in generale, che si ipotizza qui basato su alcuni driver costruttivi di futuro, si potrebbe più in generale elaborare una proposta di background di cultura aggregante di fronte alle sfide moderne per un nuovo campo largo. Una cultura ad esempio estesa ai diritti fondamentali nell'era AI, per un nuovo Costituzionalismo digitale; alla valutazione delle dipendenze tecnologiche strategiche USA-Cina-UE; a un'economia politica della transizione ecologica; ad una metodologia orientata al pensiero critico, decostruzione algoritmica, analisi dei dati; a un'etica della responsabilità umana finale (human-in-the-loop); a una pratica politica riabilitata alla negoziazione, mediazione, costruzione di maggioranze.

Un nuovo campo largo, in questo modo, non sarebbe solo un'operazione di partito, ma un tentativo di riconnettere la democrazia italiana allo spirito di una Costituzione nata dalla rinascita del dopoguerra. Ampliata così, la politica potrà tornare a governare la complessità di un mondo in cui tecnologia e guerra di potenze decidono sempre di più le condizioni della nostra vita comune.

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