Palantir, l’impero tech di Peter Thiel: quando la sicurezza diventa sorveglianza globale

Tra contratti governativi e algoritmi opachi, l’azienda di Peter Thiel accentra potere informativo senza precedenti, ridefinendo i confini tra sicurezza, controllo e libertà individuale.

Jacopo De SanctisApprofondimenti
RIVRINASCITA_20260415100946563_f00ab04b55424e732d087dad553abe83.jpg

ANSA

Tra il 15 e il 18 marzo a Roma si sono svolti a Palazzo Taverna una serie di incontri a porte chiuse ai quali hanno partecipato giornalisti, accademici e perfino sacerdoti. A tenere gli incontri è stato Peter Thiel: imprenditore, investitore miliardario e, tra le altre cose, cofondatore di Palantir Technologies. L’azienda nasce nel 2003 con una visione «consistentemente pro-Occidente», difendendo uno stile di vita definito dal CEO Alex Karp come «superiore», e trattando solo con governi di stampo filo-Occidentale in quanto ritenuti «più allineati e meno corrotti».

A partire dalla sua creazione Palantir rimane nella penombra, ottenendo solo recentemente grande visibilità mediatica grazie agli accordi con diversi dipartimenti del governo statunitense. Cosa faccia però effettivamente Palantir non è chiaro, essa viene citata nell’ambito dell’intelligenza artificiale, della sicurezza e della videosorveglianza, pur non occupandosi direttamente di esse. Ciò che Palantir fa è invece analizzare i dati, producendo poi software in grado di integrarli e raccogliendo in un unico archivio informazioni da fonti diverse.

Alcuni tra i programmi messi a disposizione da Palantir hanno poi diverse qualità particolarmente apprezzate dagli investitori, come la possibilità di essere utilizzati anche da chi ha doti informatiche pari a zero, ed il poter essere direttamente integrati nei programmi già in uso in aziende e agenzie. Tra i prodotti migliori di Palantir risalta poi Gotham, software destinato ad agenzie governative, eserciti e forze dell’ordine, con lo scopo di analizzare — e soprattutto incrociare — i dati provenienti dai diversi reparti. Quest’ultimo è il vero punto di forza di Gotham, che va quindi ad eliminare le barriere tecnologiche che separano i dati di fonti diverse, unificandoli e poi, attraverso l’intelligenza artificiale, analizzarli per individuare collegamenti normalmente invisibili ad occhio nudo.

La trasversalità del servizio ha consentito all’azienda di ottenere la fiducia di clienti provenienti da ambienti diversi. Tra gli esempi più rilevanti vale infatti la pena menzionare il dipartimento della Sicurezza Nazionale americano, il Pentagono, la Social Security Administration (che negli States gestisce le pensioni), fino all’ormai noto ICE. La vera forza di Palantir sta quindi nel poter fornire a governi e altre agenzie gli strumenti per organizzare il controllo e la gestione delle persone nei modi e nelle situazioni più diverse, tanto in America quanto in Europa. È quindi così che Palantir diventa soggetto prediletto di una lunga lista di inchieste e dossier di ambiti e paesi diversi.

Le stesse inchieste spiegano la multisettorialità di Palantir e quindi il potenziale problema nella gestione dei dati personali, a partire dalla tanto recente quanto criticata collaborazione con le IDF israeliane. Secondo un’inchiesta Palantir avrebbe infatti fornito a Israele due software in grado di identificare i bersagli da eliminare nella striscia di Gaza, ciò attraverso l’analisi delle abitudini e dei comportamenti di soggetti chiaramente ignari di tutto. A questa inchiesta vale la pena collegare quella portata avanti da Francesca Albanese, per la quale Palantir avrebbe fornito alle IDF «strumenti predittivi per l’attività di polizia, infrastrutture di difesa fondamentali per la costruzione e l’implementazione rapida e su larga scala di software militari».

Un’ulteriore inchiesta del Guardian, nel 2023, investì invece Palantir nel Regno Unito, sostenendo che nell’accordo per la gestione dei dati nel Servizio sanitario nazionale il software avesse utilizzato informazioni mediche e biomediche rifornendosi di dati usando i social media, la geolocalizzazione dei dispositivi, schede SIM e droni di sorveglianza.

Inizia a materializzarsi un quadro potenzialmente pericoloso, un percorso che sta tuttora venendo tracciato dai leader occidentali nell’appaltare ad aziende private quantità molto grandi di dati personali, poi riorganizzati e gestiti per ottimizzarne e aumentarne il controllo. La preoccupazione principale è l’eccessivo accentramento, il porre da parte dei governi nazionali la propria fiducia e quella di milioni di persone in un’unica azienda fornendole un flusso continuo di informazioni. Barattando la privacy di milioni per una presunta sicurezza illimitata, Palantir ottiene un vantaggio strategico incommensurabile, un potere di ricatto che in previsione renderebbe un’agenzia privata più forte di Stati e società intere.

A fronte quindi di un mondo sempre più instabile, dove al principio della collaborazione si è sostituito quello della reazione, aziende come questa giocano sull’insicurezza dei governi presentandosi come l’unico modo per proteggere la sicurezza delle persone. Resta solo da chiederci se noi, in quanto società, siamo disposti a cedere la nostra vita privata in cambio di un servizio, e fino a quanto possiamo spingerci prima del punto di non ritorno.