Ottant'anni di Repubblica, una scelta che continua

RedazioneIl PuntoREPUBBLICA
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ANSA

Ottant'anni fa, il 2 giugno 1946, l'Italia compì la sua scelta più importante, un atto di sovranità popolare che segnò la nascita dell'Italia repubblicana. Milioni di cittadini e cittadine, usciti dalla guerra, dalle macerie e dalla dittatura, decisero insieme il proprio futuro. In un tempo nel quale la democrazia appare spesso consumata dall'astensionismo e dalla sfiducia nella politica, ricordare il significato del 2 giugno significa tornare all'origine del patto civile da cui nacque il Paese. Significa guardare alla Repubblica non come mero ordinamento giuridico ma come idea che il potere appartenga al popolo e che nessuna autorità possa porsi al di sopra della volontà democratica.

Ma il 2 giugno rappresenta anche qualcosa di più profondo. La Repubblica nasce dall'incontro tra tradizioni e culture politiche differenti, talvolta distanti. È il frutto di una convergenza che trovò nei mesi successivi nella scrittura della Costituzione la propria espressione più alta, un progetto di emancipazione che lega libertà, giustizia sociale e solidarietà.

Per questo l'anniversario della Repubblica deve essere l'occasione per interrogarsi sullo stato di salute della nostra democrazia. Oggi, ottant'anni dopo, la Repubblica deve tornare ad essere un compito più che un'eredità. Celebrare il 2 giugno significa riaffermare che la democrazia repubblicana vive soltanto se i cittadini ne sono protagonisti e le istituzioni restano fedeli alla loro missione fondamentale. Per questo, ha ricordato ieri il Presidente Sergio Mattarella, è necessario «consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini, ravvivando in ciascuno il senso più autentico della partecipazione democratica».

È questa la lezione che ci consegna questo anniversario. Ed è questa la ragione per cui il 2 giugno continua a parlare al presente e al futuro del Paese.

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