Oltre la risacca del vecchio: un tempo tra politica e poesia

Roberto MorassutBattaglia delle Idee
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ANSA

“Io e il tempo” è una piccola selezione di poesie e aforismi o testi riadattati per canzoni, che nel tempo ho accumulato, rielaborato, smontato, riscritto completamente.

Ho iniziato a farlo più o meno nel momento in cui ho avvertito in me stesso il logoramento espressivo del linguaggio politico, quello della mia professione, quello che, avrebbe detto Robert Musil, si è attaccato alla mia lingua come la carta moschicida, spingendomi verso la dimensione di un “uomo senza qualità” o meglio di una mosca che a poco a poco resta intrappolata, invischiata e quel materiale appiccicoso. Materiali che altro non è che il conformismo, l’omologazione della politica attuale a partire dal suo gergo, dal suo linguaggio, ossificato, sclerotico, masticato, prevedibile per lo più senza distinzioni ideologiche, dis-umano, incapace di esportare emozione o figure ma pronto a riceverne, ad essere colonizzato, dalla matematica, dalla medicina, dallo sport.

Prendiamo espressioni come: “postura”, “fare squadra”, “time-out”, “senza se e senza ma”, o come l’immancabile “diciamo”, l’imperativo “badate!”.

Tutto questo fa parte di un armamentario che allontana menti e cuori, addormenta, innervosisce, risulta incomprensibile ed è una delle testimonianze più semplici e immediate dell’inesorabile allontanamento della politica dalla sua agorà fatta di persone e condizioni di vita, di sogni, aspirazioni, slanci e delusioni; una calcerosa sostanza ossea, ormai priva di carne.

Nell’Ars oratoria, Cicerone dice tre cose molto semplici per fissare i canoni di una buona retorica (lezione che occorrerebbe recuperare con vistosi cartelli in ogni aula istituzionale e allegati ad ogni documento). Un discorso deve essere chiaro, eloquente ed inclusivo. Deve essere comprensibile per tutti, avere uno stile “proprio” e accogliere il pubblico più che catturarlo.

Verifico dunque due cose che ritengo irreversibili, in questo contesto, per la mia esperienza di vita. Non sono più in tempo per liberarmi delle scorie che il degrado del linguaggio politico ha assunto e che si sono installate in me, nel mio organismo. Posso solo liberarmene in parte battendo un’altra strada, quella della poesia, che non a caso Heidegger considerava l’unico “linguaggio della realtà”.

Nello stesso tempo non ho più la durata sufficiente per sperare in una nuova stagione di riscatto morale, semantico e valoriale della politica – che pure è inevitabile – e passerò i miei restanti respiri a convivere nella zona di scontro dei flutti tra la risacca del vecchio e la sua decomposizione e il faticoso avanzar di un nuovo destino, che solo l’Europa mi da l’illusione di intravedere.

Qui si inserisce il tema del “tempo” che titola e domina questi miei modesti e affastellati vocalismi espressivi. E’ inutile e pietoso considerare la vecchiaia come una fase qualitativa della vita. Essa è solo quantitativa, con la conseguente differenza ermeneutica tra qualità e quantità. Ci sono più anni, più dolori, più fatica, più angosce, più paura della morte. Una morte che angoscia non per la vita che si lascia, ma per la vita di chi si lascia.

E allora il tempo, la nostalgia, la malinconia, la sovrapposizione dei tempi, del passato e del futuro, diventano centrali, ossessivi. Precedono il tempo della vita e lo anticipano, perché il tempo arriva sempre prima del tempo (di quello che abbiamo immaginato, sperato, voluto) e arriva sempre in un altro modo. In questo franoso senso di scivolamento e di durata, direi terminale senza falsi pudori, riemergono l’amore, la carnalità, che può essere finalmente raccontata senza pudori, i luoghi dove sono condensati momenti di vita e che sono rimasti attaccati lì, come resina di alberi. E sorgono sensazioni come frustrate, schiocchi d’anima attraverso aforismi, rime, suoni e ritmi che, manieristicamente o meno, rappresentano il disperato tentativo di abbandonare il linguaggio ossuto della politica e navigare per quanto tempo sarà possibile altre acque.

Poesia n. 1

Dall’altra parte del tramonto.

Volgiti ogni giorno dall’altra parte del tramonto osservalo semmai per godere solo del lieve sonno che prepara al mondo

Segui il cammino di ogni stella e le relazioni con ogni sua gemella

Riempi i tuoi occhi di letizia e tanta scorta fanne per farne uso quando la vita ti volgerà le spalle

Pensa a quando il mio sorriso era intatto e spiritoso e gaio rendeva l’animo tuo e sfatto di risate ti rovesciava nel vero paradiso umano, quello dell’allegria che spazza via come un vento le nubi rade dell’ultimo temporale

Ricorda che ci fu un tempo in cui pensammo un mondo piccolo, a presa di palmo

E sempre attendi la nuova alba che sempre sarà alba , anche con la pioggia

Del mezzo pieno del bicchiere non far mai lutto ma piano piano bevilo tutto

Poesia n. 2

“La guerra è nella vita

È la rabbia perché è finita”

Poesia n. 3

L'Europa dietro l'angolo

L'Europa delle cattedrali

Delle università medioevali

L'Europa delle maschere

Di tutti i carnevali

L'Europa della lirica

E della grande musica

L'Europa della fisica

Per la bomba atomica

L'Europa delle distese

E della lingua inglese

Che dalla Scandinavia ai templi di Agrigento ha la stessa storia ha lo stesso tempo

L'Europa dei bombardamenti delle trincee e delle spade dei cannoni potenti del fuoco nelle case

L'Europa della tecnica

Della cultura classica

Degli imperi fioriti

Degli imperi caduti

L'Europa dei marinai

E delle nuove terre

L'Europa degli schiavi

L'Europa delle guerre

L'Europa che ha visto il sangue

Scorrere nei tombini

Del fuoco nei camini

Accesi per mangiare

Del fuoco dentro i forni

Accesi per morire

L'Europa dei dittatori

L'Europa dei sovrani

L'Europa dei liberatori

L'Europa dei partigiani

L'Europa che vuole bene

Agli americani

L'Europa che ama i russi

Da Gorky a Dostoevskij

L'Europa dei campionati

Del tifo negli stadi

L'Europa delle bandiere

L'Europa del pensiero

L'Europa imperialista

L'Europa assolutista

L'Europa socialista

Cristiana e liberale

L'Europa dei confini

L'Europa dei cittadini

Che le ha viste tutte

Nelle sere brutte

L'Europa delle religioni

Delle Costituzioni

Della filosofia

E della borghesia

L'Europa come un imbuto

Per arrivare al cielo

Dalle steppe e dal deserto

Dopo un cammino incerto

L'Europa, l'Occidente

Che muore e rinasce sempre

Grazie alla linfa mistica

Che viene dall'Oriente

L'Europa sogno dei giovani

Del mondo intero

L'Europa incubo dei mitomani

Del potere puro

L'Europa un buco nero

Che inghiottirà la terra

L'Europa stella cadente

Nel buio della sera

L'Europa forte e civile

L'Europa della speranza

L'Europa del 30 aprile

E della Resistenza