Oltre la marzialità: i sovranismi ed il tramonto della sovranità delle Nazioni
Dalla fine della Guerra fredda alle basi militari americane: il primato della forza indebolisce il diritto internazionale e impone di rivedere gli accordi.

ANSA
Fino a quando la marzialità sarà prevalente sulla logica del confronto, non potremo augurarci logiche di pace durature. Ne dovremmo essere tutti consapevoli, eppure da parte dei governi che ne fanno parte non registriamo tutti gli sforzi che vorremmo a difesa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che mai, dalla sua fondazione avvenuta nel 1945, ha subìto una situazione di subalternità nei confronti dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord che, in linea di principio, dalla fine della Guerra fredda non avrebbe neppure senso di esistere.
A differenza dell’Onu, che fra le sue finalità ha quella di favorire la cooperazione tra i Paesi aderenti, proteggendo il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, e aiutare gli Stati a combattere la povertà, la Nato ha semplicemente la finalità di garantire la difesa collettiva dei Paesi occidentali di fronte alla crescente influenza dell’Unione Sovietica che, da decenni, non esiste più, come non esiste più l’Europa così com’era alla fine della Seconda guerra mondiale.
Negli ultimi anni, non potrebbe pensarsi come una sorta di Santa Alleanza del XXI secolo, impegnata a imporre la propria idea di civiltà anche con interventi guerreggianti fuori dai propri confini? Interventi bellici per i quali, pur avendoli avviati senza un confronto preliminare con gli alleati, ne pretende in seguito sostegno e armamenti?
È questa, a ben vedere, la morte del diritto universale, come, per esempio, è avvenuto negli ultimi anni per ben 53 volte da parte degli Stati Uniti d’America.
Era il 2007 quando il filologo Luciano Canfora pubblicava il proprio saggio intitolato Esportare la libertà. Il mito che ha fallito, ricordando come, già dall’antichità, l’Atene classica abbia più volte utilizzato la retorica della democrazia per giustificare l’egemonia della Lega delio-attica e assoggettare le altre poleis, così come la Francia napoleonica giustificava la propria espansione militare in Europa con gli ideali della Rivoluzione francese, nonostante quegli ideali fossero stati abbondantemente archiviati da Robespierre e Napoleone che, raggiunto il potere, erano diventati altro da sé.
Ma certi avvertimenti, si sa, danno sempre fastidio, come i consigli del Grillo parlante nel noto romanzo collodiano.
In realtà, è da più lustri che l’Onu è stata soppiantata dalla Nato, più potente per i suoi ampi mezzi militari e finanziari, con i quali non trova intralci od ostacoli nella sua azione.
Terminata la Guerra fredda, non c’è angolo del mondo in cui la Nato non si senta legittimata a intervenire, con il fine di contrastare l’affermarsi del multilateralismo. Ciò anche perché la stessa organizzazione, nelle proprie sessioni del novembre 1991 e dell’aprile 1999, si è data nuovi ruoli e compiti: dagli interventi nelle crisi regionali, anche al di fuori dei propri confini, alle ingerenze preventive e umanitarie ogniqualvolta si senta attaccata dal terrorismo, senza avvertire la necessità di quelle autorizzazioni dell’Onu che, invece, sarebbero necessarie.
È la logica del Far West: la forza militare prende il posto del diritto e delle istituzioni internazionali.
Va letto alla luce di questa nuova interpretazione dei diritti o doveri che la Nato si è attribuita l’utilizzo delle basi americane della stessa organizzazione ad Aviano, in Italia, ben oltre quegli accordi che dovrebbero garantire la sovranità del nostro Stato sul territorio nazionale. Una situazione di fronte alla quale ci saremmo aspettati una reazione più dura del governo Meloni.
Reazione che sarebbe stata più che legittima, a detta non di un qualsiasi pacifista, ma di Leonardo Tricarico, già generale dell’Aeronautica, secondo cui: «Tutto ciò che ha una copertura Nato non ha bisogno di autorizzazioni particolari. Ma quello che sta fuori da questo perimetro, invece, sì».
«Un altro equivoco – ha aggiunto in un’intervista – è quello di chiamare sistematicamente americane o Nato alcune basi militari in Italia. In realtà non esistono né le une né le altre, ma solo basi italiane su cui il nostro Paese conserva la piena sovranità e che concede in uso a particolari condizioni stabilite con specifici accordi, sulla cui puntuale applicazione occorrerebbe piuttosto esercitare una più attenta vigilanza».
«È giunta l’ora – per Sergio Romano, ex ambasciatore italiano in America – di rivedere gli accordi sulle basi. Non credo che l’Italia possa continuare a ospitare sul proprio territorio, senza qualche necessario aggiornamento, alcune enclave militari americane, strumento di una politica che non è sempre quella del suo Governo».
Ecco perché una revisione degli accordi sulle basi Nato in Italia è diventata una necessità prioritaria, ben maggiore della riforma della legge elettorale: ne va della nostra sicurezza, ma principalmente della nostra dignità.
Anche se, come sottolineava don Abbondio nel celebre colloquio con il cardinal Borromeo ne I promessi sposi di Alessandro Manzoni, «il coraggio, uno, non se lo può dare».
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