Obiettivo Arabia Saudita, il Golfo è una polveriera
Petrolio, rotte commerciali e alleanze militari: gli attacchi al regno saudita rischiano di trascinare Turchia, Pakistan ed Egitto nel conflitto.

ANSA
Obiettivo MbS, al secolo Mohammed bin Salman, principe ereditario del Regno Saud. Gli Houthi hanno deciso di portare la guerra nel cuore dell’Arabia Saudita, come attori, e non più solo proxy di Teheran, dello scontro che sta ridisegnando gli equilibri di potenza nel Golfo Persico. Lo scenario è ribaltato: dalla guerra per procura fomentata, e finanziata, dall’Arabia Saudita in Yemen, alla risposta delle milizie Houthi che hanno attaccato Ryad. L’obiettivo, concordano gli analisti mediorientali, non è più quello di affossare definitivamente gli Accordi di Abramo e un ormai improbabile rinsaldamento delle relazioni tra l’Arabia Saudita e Israele. Questo appartiene al passato.
La fase nuova che si è aperta con la “guerra degli Stretti” investe il controllo delle rotte petrolifere; un controllo che vuol dire sedere al tavolo che conta avendo carte importanti da giocare. Questo vale soprattutto con il blocco dello stretto di Bab el Mandeb, che controlla l’accesso meridionale del Mar Rosso (dunque il commercio con l’Europa). Non è un caso che l’epicentro degli attacchi degli Houthi in questi giorni sia stato il colosso petrolifero saudita Aramco e l’aeroporto della capitale. «Nei prossimi giorni proseguiranno le operazioni in profondità nel territorio saudita, prendendo di mira gli aeroporti e gli impianti petroliferi nemici sauditi», avverte il portavoce militare delle forze sciite filoiraniane Yahya Saree.
Il rischio è che il conflitto si propaghi oltre il Golfo Persico, intrecciandosi con quello, ancora in corso, tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’Arabia Saudita ha recentemente sottoscritto un patto di assistenza militare con Turchia e Pakistan, due potenze militari, la seconda anche nucleare, che, sulla base dell’intesa con Ryad, potrebbero ben presto intervenire direttamente nel conflitto. Nel trattato, infatti, è inserita una clausola che stabilisce che «un attacco a un paese membro è un attacco a tutti».
Una regionalizzazione del conflitto che potrebbe riguardare anche l’Egitto, direttamente, e pesantemente, danneggiato dal blocco del Mar Rosso (che impedisce il traffico marittimo nel canale di Suez). Dal Golfo Persico alla Palestina; dalla Siria al Libano; dallo Yemen all’Iraq. Il Medio Oriente è sempre più un unico fronte di guerra. Una polveriera (nucleare) pronta ad esplodere.
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