Netanyahu rompe con Trump e sceglie la guerra senza fine

Il premier israeliano respinge il piano Usa su Gaza, esclude uno Stato palestinese e rilancia lo scontro con l’Iran: una strategia sempre più elettorale.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Tra Ben-Gvir e Trump, alla fine Netanyahu ha scelto il primo. Incredibile ma vero. In stretta elettorale, messo alle corde dall’estrema destra, il premier più longevo nella storia d’Israele ha giocato la carta della disperazione, cioè quella della guerra perpetua e su più fronti: dall’Iran a Gaza, dalla Cisgiordania al Libano. E nel farlo, entra in rotta di collisione con il presidente Usa, suo ormai ex sodale. Israele ha respinto il documento in quindici punti su Gaza messo a punto dagli Stati Uniti. E soprattutto non intende ritirare l'Idf dalla Striscia «finché Hamas non sarà effettivamente disarmato». Ad annunciarlo, con tono solenne, quello delle grandi occasioni, è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in apertura della riunione di gabinetto.  Non solo non si ritira da Gaza, Netanyahu va ben oltre e boccia anche la prospettiva di uno Stato palestinese prefigurata dal piano elaborato da quel Board of peace per Gaza fortemente voluto dal tycoon: «Finché sarò premier, non ci sarà, né a Gaza né in Cisgiordania». Più che una dichiarazione al mondo, quello di Netanyahu è un proclama elettorale in diretta televisiva.

«Quando parlo di disarmo intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi.  E parliamo di disarmo reale, non finto», ha ripetuto ancora. Da abile oratore quale è, da cinico calcolatore come nessun altro politico israeliano, Netanyahu fa leva sull’orgoglio nazionale e sull’atavica, e apocalittica, convinzione che nel momento decisivo, quello in cui è in gioco l’esistenza stessa di Israele, il popolo ebraico può contare solo su se stesso. E su un condottiero invincibile: il Davide del Terzo Millennio: Benjamin Netanyahu. «A differenza di tutti quelli che ci fanno la predica, stiamo facendo ciò che deve essere fatto per la sicurezza di Israele e siamo in grado di mantenere la nostra posizione anche di fronte ai migliori amici», scandisce il premier. Netto nel sostenere che «con o senza accordo, finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà armi nucleari». In molti, dentro e fuori Israele, sperano che il 28 ottobre Netanyahu non ricopra più quel ruolo. In molti, dentro e fuori Israele, temono che farà di tutto, e di peggio, per restare al potere.

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