Netanyahu e il volo FlyDubai: il profeta della paura in campagna elettorale
Dal tentato dirottamento alla retorica della guerra al terrorismo: il premier alimenta la paura verso il voto. Le opposizioni: «Lucra sulla sicurezza»

ANSA
Bibi il profeta. Di sventure “miracolosamente” sventate. Dalla guerra perpetua al “terrorismo aereo”: Benjamin Netanyahu non perde occasione per avvelenare i pozzi della politica israeliana, giocando spregiudicatamente la carta che gli ha permesso di essere il Primo ministro più longevo nella storia d’Israele: la carta della guerra al terrorismo: palestinese, libanese, iraniano, qaedista...
Lo aveva “predetto”: i nostri nemici vogliono replicare il 7 ottobre, con una riedizione dell’11 settembre americano: un aereo dirottato e fatto schiantare su Tel Aviv, o Gerusalemme o Haifa, con 174 passeggeri a bordo, quasi tutti israeliani. Fioccano le ricostruzioni su ciò che accaduto in quei minuti drammatici sul volo FZ 1073 della FlyDubai, costretto a un atterraggio d’emergenza in Arabia Saudita, a Tobuk, dopo che un passeggero era riuscito a disarmare l’attentatore, un co-pilota dell’Oman, che aveva accoltellato il pilota indiano.
L’azione disperata di un kamikaze solitario è una narrazione che va stretta a Netanyahu e ai suoi ministri. Perché non terrorizza a sufficienza l’opinione pubblica israeliana. Ecco allora il premier presentarsi davanti alle telecamere di Fox News per affermare che il pilota omanita aveva subito un processo di “radicalizzazione islamista”. «Si trattava di una persona disposta a suicidarsi», gli fa eco un funzionario israeliano parlando col Times of Israel. «I suoi account sui social media dimostrano chiaramente che si era radicalizzato nell’ideologia jihadista. Parla di uccidere gli ebrei», aggiunge, magari su induzione iraniana. Resta da spiegare come sia stato possibile che un tipo simile, perdipiù cittadino di un Paese, l’Oman, che non ha relazioni con Israele, possa aver avuto l’ok per copillotare un volo pieno di israeliani, destinazione Tel Aviv. Nella gara a chi è il più duro tra i duri, spicca Itamar Ben-Gvir: «Chiederò l’estradizione per il pilota terrorista, lo attende l’inferno», proclama il ministro kahanista della Sicurezza nazionale. Provano ad alzare la voce le opposizioni. Il centrista Yair Lapid parla di “una banda di impostori che lucra sulla sicurezza di Israele per tornaconto politico». Iva giù duro Yair Golan, presidente dei Democratici che parla di “ignobili tentativi di una cricca d’incapaci che s’intesta meriti che non ha a spese dell’eroismo di una persona”. Una cosa è certa: la guerra su più fronti condotta da Netanyahu e soci accompagnerà gli israeliani alle urne il 27 ottobre. “Mr.Sicurezza” è in azione. E da qui al 27 ottobre ha altre “sorprese” in serbo.
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