Netanyahu avvertito dieci giorni prima del 7 ottobre: «Ignorò l’allarme»

Haaretz rivela la telefonata di MbZ sul piano di Sinwar. L'autore dell'inchiesta a Rinascita: «Emergono chiare le responsabilità di chi poteva fare di più»

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

Era stato avvertito una settimana e mezzo prima. Ma non fece nulla per scongiurare l’”11 Settembre” d’ Israele. Una inchiesta di Haaretz, a firma di Shlomi Eldar e Ruth Yuval, parte del libro Ostaggi: 843 giorni di abbandono (Kinneret Zmora Publishing, in ebraico) scritto da Eldar e Yuval inchioda Benjamin Netanyahu per il 7 ottobre, il giorno più sanguinoso nella storia d’Israele. L’inchiesta ruota attorno alla telefonata, dieci giorni prima l’attacco di Hamas, del presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed – noto come MbZ- al primo ministro israeliano. Il sovrano degli Emirati chiama Netanyahu dal Palazzo presidenziale di Abu Dhabi e parla con lui per 45 minuti. In quella conversazione, bin Zayed avverte che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, stava pianificando un’operazione di grande portata contro Israele. Bin Zayed espresse la preoccupazione che l’evento in questione non solo avrebbe portato a uno spargimento di sangue, ma avrebbe anche destabilizzato l’intera regione e minato gli Accordi di Abramo. Netanyahu reagì con una scrollata di spalle, evitando di informare i vertici della sicurezza israeliani. Una sottovalutazione che si rivelò devastante. Il primo ministro è insorto: è tutta una menzogna, proclama adirato, frutto del complotto messo in atto contro di lui. Raggiunto telefonicamente da Rinascita, Yuval conferma in toto quanto scritto e non si dice sorpreso dalla furiosa reazione di “Bibi” e della destra. «Il nostro libro – afferma Yuval – ricostruisce in tempo reale i giorni, le ore che hanno preceduto il 7 ottobre, da cui emergono chiare le responsabilità di chi poteva e doveva fare di più per evitare quella tragedia o quantomeno contenerne le dimensioni».

Le rivelazioni di Haaretz hanno causato uno tsunami politico in un Paese che, a meno di due mesi dal voto, continua a esigere verità e giustizia per il 7 Ottobre. A chiederlo sono innanzitutto i famigliari degli ostaggi, che hanno sempre imputato al governo pesanti responsabilità nella gestione delle trattative. Ora lo scoop del quotidiano progressista di Tel Aviv, porta altri elementi a sostegno della tesi delle responsabilità di Netanyahu. E spiega la determinazione con cui il premier e i suoi collaboratori si oppongono alla costituzione di una commissione indipendente d’inchiesta. L’accusa di alto tradimento è dietro l’angolo.

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