Nel Mediterraneo che inghiotte vite il fallimento di una politica senza umanità

Dalle tragedie in mare alla necessità di una nuova visione: mettere al centro la dignità umana, aprire canali regolari e costruire una società della convivenza per il futuro dell’Europa.

Livia TurcoIl Punto
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ANSA

Quanto scuoterà il nostro animo la notizia che il nostro Mediterraneo continua ad inghiottire vite umane che sfidano le sue onde, non perché animate da spirito di potenza, ma perché la cattiveria umana obbliga quelle vite a salpare le onde con strumenti di morte quali sono barchini di 10 metri che devono ospitare 110 persone? Come è successo nel nubifragio del 5 aprile quando sono partite dalla Libia 110 persone, 37 sono morte ed 80 dispersi

È questa distruzione della vita umana che condanna una politica che dice di voler combattere severamente gli scafisti e invece consegna loro il destino di persone che cercano nell'emigrazione verso le nostre terre una vita più  dignitosa. Condanna una politica basata sulla lotta all’immigrazione clandestina attraverso il controllo delle frontiere, la riduzione degli aiuti in mare, la lotta alle ONG che operano in mare.

Siamo immersi in un momento molto amaro, circondati come siamo da guerre inaudite che mai avremmo immaginato di vivere. La durezza di questo momento deve scuoterci, farci sentire il dovere di riscoprire il valore della vita, testimoniarlo attraverso atti concreti decidendo di combattere battaglie scomode ma fondamentali per il futuro della nostra Europa. Come quella capace di dire la vita umana ha valore sempre, i migranti che muoiono in mare ci feriscono,dobbiamo sentire l'umanità che ci lega. Perché il diritto alla sepoltura, il diritto al nome ed al cognome è un diritto umano fondamentale, ciò che definisce il nostro essere civiltà umana.

Dunque non possiamo essere indifferenti rispetto a centinaia ormai miglia di corpi che si decompongono sulle nostre coste, nei fondi dei nostri mari come scarti,  materiale che si  decompone e si  confonde con le piante,la sabbia,la terra. Dobbiamo avere il coraggio di dire,oggi proprio oggi in questo tempo durissimo,che quelle persone in mare sono nostri fratelli e nostre sorelle, appartengono alla dignità del genere umano che è formato da persone uniche ed irreperibili ed è a sua volta unico ed indivisibile.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che cista molto a cuore una buona politica per l'immigrazione e ad essa vogliamo dedicare il posto che merita per il bene del nostro Paese. L'esperienza insegna che una buona ed efficace politica dell'immigrazione deve basarsi sul rendere convenienti e praticabili i canali regolari dell'immigrazione che consentano e facilitino l'ingresso per lavoro di cui ha tanto bisogno la nostra economia ed il nostro sviluppo. Dobbiamo costruire politiche  che consentano ai nostri fili di avere i figli che desiderano difronte al grave inverno demografico di cui ci hanno riparlato gli eloquenti recenti dati dell'Istat. Ma, nel frattempo e come parte dello stesso progetto, dobbiamo dire ad alta voce a tutti gli italiani poichè senza  di loro, senza i tanto disprezzati immigrati, non reggerebbe l'economia,  non reggerebbe la vita delle famiglie. La cura dei nostri  carissimi anziani. I nostri padri, le nostre madri, cui dobbiamo tantissimo ed a cui dobbiamo e vogliamo dedicare benessere e cura e non può bastare «l' anello forte della solidarietà femminile» le figlie, le nonne, le madri .

Degli immigrati abbiamo bisogno per una società più aperta, competitiva, sicura e solidale. Ed allora dobbiamo imparare a vivere insieme, a costruire convivenza ,attraverso il reciproco riconoscimento, la condivisione del bene comune. Per questo gli immigrati non possono essere considerati solo forza lavoro ma persone dotate di diritti e doveri. Il nostro Paese ha costruito nei decenni trascorsi - negli anni 80- 90 -2000 esperienze importanti di convivenza ed i temi del dibattito pubblico erano appunto i diritti ed i doveri degli immigrati,la costruzione di una cittadinanza plurale. In questi anni, con il centrodestra al governo, abbiamo vissuto un pesante arretramento delle politiche ed anche un pesante arretramento del dibattito pubblico per cui i migranti sono solo quelli che rubano e delinquono. Proponendo un idea di società basata sulla esaltazione del colore della pelle, dell’identità Nazionale. Anche se i fatti concreti li smentiscono perché sono obbligati dalle necessità della economia e del mercato del lavoro a varare Decreti per consistenti ingressi regolari per lavoro.

È dunque importante che il tema immigrazione e la costruzione della Società della Convivenza sia al centro del programma del Centrosinistra ed il PD valorizzi le importanti proposte avanzate nel corso di questa Legislatura con il lavoro prezioso del Forum Immigrazione