NATO 2.0, l’Alleanza senza valori

Dalla difesa delle democrazie occidentali all’espansione geopolitica: un’organizzazione sempre più lontana dai princìpi fondanti e subordinata alle strategie di Washington.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

La Nato nacque su fondamenta ideali e non solo per uno stato di necessità. Difendere i valori delle democrazie liberali dell’Occidente nel post Seconda guerra mondiale e nel gorgo della Guerra fredda. In questo e per questo, la NATO è stata, alle origini, un’alleanza valoriale e non solo militare. Se poi sia stata fedele a quei propositi fondanti, questa è materia per gli storici. Il dibattito è aperto. Una cosa, però, appare chiara oggi: la NATO 2.0 è altra cosa rispetto a quella originaria. Sono cambiati i tempi, certamente. Ma questa ovvia considerazione non spiega da sola una torsione che ha ben altre ragioni a suo fondamento.

La “nuova NATO” è altro per le politiche che persegue, per una abnorme estensione geopolitica che non ha tenuto in minimo conto la condivisione da parte dei nuovi partner di quei valori e princìpi che furono all’origine dell’Alleanza. Se non fosse così, non si spiegherebbe come il secondo esercito dell’Alleanza sia diventato quello della Turchia. La Turchia di Recep Tayyp Erdogan, un “sultano” despota che ha riempito le carceri di attivisti dei diritti umani, giornalisti indipendenti, parlamentari dell’opposizione liberamente eletti e arbitrariamente arrestati. La Turchia che ha provato, e in parte riuscita, a risolvere manu militari la questione curda, dentro e fuori i confini nazionali.

Per restare alla condivisione di valori democratici, non è che le repubbliche baltiche o dell’Est post-sovietiche, siano un modello da seguire. Quando gli si mostra la luna con il dito, lo stolto guarda il dito, recita un vecchio proverbio cinese. Fuor di metafora, per restare al tema, il dibattito mainstream si concentra sul “dito”, per quanto minaccioso, del tycoon insultante, piuttosto che soffermarsi seriamente sulle finalità, e le pratiche, della NATO 2.0.

Prima la guerra al terrorismo, ora il ritorno al nemico di sempre: la Russia, con l’aggiunta dell’Iran, una guerra voluta e praticata da Trump e Netanyahu, con il primo che ha preteso l’uso di basi NATO per supporto logistico e altro in un conflitto che di difensivo per l’Alleanza atlantica non ha nulla e che per l’Europa è già costato, con il blocco dello Stretto di Hormuz, un aggravio pesantissimo della bolletta energetica. Tutto questo per una forzatura unilaterale di un presidente USA che non concepisce alleati ma solo vassalli. Il tutto sulle macerie di un multilateralismo spesso evocato ma mai, neanche prima dell’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca, seriamente praticato.

Riflettendo sulla risorgente russofobia e sui nuovi scenari internazionali, l’Ambasciatore Sergio Romano, un’autorità in materia, ebbe a sostenere che la NATO si sarebbe dovuta sciogliere con la fine del Patto di Varsavia. Aveva ragione.

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