Nasce Progetto Civico Italia: amministratori e territori di nuovo al centro
Alessandro Onorato lancia a Roma il suo nuovo soggetto politico per ridare al centrosinistra radicamento, linguaggio popolare e risposte concrete ai bisogni dei territori

ANSA
C’è un pezzo d’Italia che non entra quasi mai nei talk show, ma tiene in piedi la democrazia ogni giorno: sindaci, assessori, consiglieri comunali, amministratori di quartiere, militanti civici. È quella parte di politica che raccoglie la fatica dei cittadini quando i grandi partiti si allontanano dai territori. Che misura, prima di tutti, la distanza tra promesse e bisogni reali. Il progetto politico promosso da Alessandro Onorato nasce esattamente qui: dall’idea che il centrosinistra possa tornare competitivo solo se ritrova radicamento, concretezza, cultura di governo e capacità di parlare alle comunità. Non una nuova sigla per aggiungere confusione al campo progressista, ma il tentativo di dare forma nazionale a un civismo maturo, riformista, popolare. Un civismo che non si limita ad “allargare” il centrosinistra, ma prova a cambiarne postura, linguaggio e priorità.
Il punto di partenza è Progetto Civico Italia, la rete costruita da Onorato attorno a una convinzione semplice e, per questo, politicamente forte: gli amministratori locali non devono essere trattati come comparse delle coalizioni, utili in campagna elettorale o quando serve raccogliere consenso nei territori. Devono diventare classe dirigente, soggetto politico, luogo di elaborazione. La crescita registrata negli ultimi mesi racconta una domanda reale di partecipazione da parte di amministratori provenienti da comuni grandi e piccoli, esperienze civiche, mondi associativi e realtà territoriali che non si riconoscono più nei partiti chiusi, ma non vogliono nemmeno consegnarsi all’antipolitica. In questo spazio si colloca la scommessa di Onorato di costruire un partito degli amministratori, capace di stare nel centrosinistra senza subalternità e senza ambiguità dando allo stesso tempo spazio alle esperienze dal basso e riportando il campo progressista a contatto con i territori.
La sua forza sta nel rimettere insieme parole che troppo spesso il campo largo ha lasciato da parte. Sicurezza e welfare, decoro e inclusione, impresa e diritti, riformismo e giustizia sociale. La sicurezza, in questa visione, non è la caricatura repressiva della destra, ma il diritto delle persone a vivere bene nei quartieri, nelle strade, sui mezzi pubblici, nelle piazze. Il welfare non è assistenzialismo, ma infrastruttura di libertà. Il riformismo non è modernizzazione senz’anima, ma capacità di cambiare le cose senza perdere il contatto con la vita quotidiana. Così il civismo diventa cultura politica. Perché governare una città, un municipio, un comune significa stare dentro i conflitti veri ed affrontare le questioni che quotidianamente affliggono gli italiani. Dalla questione abitativa agli investimenti sulla scuola, dal lavoro alle periferie. Rimettere al centro i territori e le persone significa capire che la politica non può limitarsi a denunciare le disuguaglianze, ma deve organizzare risposte. È questo il tratto più interessante del progetto: riportare nel centrosinistra una vocazione popolare, concreta, riformatrice, capace di parlare non solo agli elettori già convinti ma anche, e forse soprattutto, a chi si è allontanato, deluso da una politica percepita come distante.
L’iniziativa del 12 giugno, rappresenta dunque molto più di un appuntamento fondativo. È il momento in cui questa rete prova a compiere un salto: da esperienza civica diffusa a soggetto politico nazionale. La nascita del nuovo "partito degli amministratori” avviene in un passaggio delicato per tutto il centrosinistra, chiamato a costruire un’alternativa credibile alla destra non soltanto sommando sigle, ma ridefinendo un progetto di Paese. La presenza annunciata di diversi leader e rappresentanti dell’area progressista e riformista conferma che la proposta di Onorato viene osservata con attenzione: perché può diventare una cerniera tra mondi diversi, tra sinistra sociale e cultura di governo, tra partiti e territori, tra società civile e istituzioni locali.
Domani non sarà importante solo chi salirà sul palco, ma quale messaggio politico uscirà dalla sala. Se il nuovo soggetto saprà presentarsi come una forza aperta, non corporativa, capace di rappresentare amministratori e cittadini insieme, potrà offrire al centrosinistra qualcosa che oggi manca: un radicamento organizzato, un linguaggio comprensibile, una pratica quotidiana della politica. La sfida sarà evitare che il “partito degli amministratori” diventi soltanto il partito degli eletti. Per riuscirci dovrà restare fedele alla sua intuizione originaria: partire dai territori, ascoltare le comunità, costruire soluzioni, dare dignità politica a chi ogni giorno affronta problemi concreti.
In questo senso il 12 giugno può essere letto come un esperimento politico e culturale. Non l’ennesima operazione di centro, non un rifugio moderato, ma il tentativo di costruire un centrosinistra più largo e più reale. Un centrosinistra che non abbia paura di parlare di sicurezza, ma lo faccia dalla parte dei cittadini e non contro i più fragili. Che non abbia paura di parlare di sviluppo, ma lo leghi alla qualità del lavoro e alla coesione sociale. Che non abbia paura di governare, perché sa che governare bene è la forma più concreta della giustizia. Se questa sarà la direzione, il progetto di Onorato potrà contribuire non solo ad allargare una coalizione, ma a dare nuovi stimoli al campo progressista.
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