Migranti, diritti e memoria: il Mediterraneo davanti alle coscienze
Da Lampedusa a Cutro e Amendolara, tragedie e gesti civili riaccendono il confronto su accoglienza, responsabilità istituzionali e dignità umana.

ANSA
Gesti che urlano nel pellegrinaggio di papa Leone XIV a Lampedusa: immagini che hanno fatto la storia e che resteranno sempre nei nostri cuori e nella storia di questi tempi bislacchi. Appena il Sommo Pontefice è arrivato su quell'isola, diventata ostaggio dei nazionalismi e cimitero del Mediterraneo, ha compiuto gesti destinati a rimanere impressi nella memoria collettiva. Se, dinanzi al kerigma cristiano immutabile nei secoli, ogni Sommo Pontefice ha il proprio stile, è proprio in questo medesimo approccio che si coglie un elemento di continuità fra papa Bergoglio e papa Prevost. Un'altra immagine che difficilmente dimenticheremo di questo storico viaggio è quella che ce lo ha mostrato in silenzio sulla "Porta d'Europa", a guardare quel Mediterraneo: immenso, splendido, ma a volte terribile. Percorso da petroliere russe della "flotta ombra", da gigantesche portaerei statunitensi, da yacht di milionari, ma anche da caicchi pieni di quella speranza che non si può arrendere, perché legata alla disperazione di chi si sente prigioniero in casa propria. «Non lasciamoci vincere dalla paura – ha detto il Sommo Pontefice – ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale – ha aggiunto – l'Europa è in grado, in quest'area, di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche, ma anche di tutta la società civile e della Chiesa». Parole, quelle di Leone XIV, che stridono con la visione sull'immigrazione del presidente americano Donald John Trump e del Governo italiano guidato dalla presidente Giorgia Meloni che, complici le politiche dell'Unione Europea e i suoi regolamenti, ha inasprito la gestione dei flussi migratori, aggiungendo, al nuovo Patto europeo su asilo e immigrazione, gli accordi con l'Albania, dove indirizzare i migranti che arrivano sulle coste siciliane e calabresi.
È proprio questo modo di porsi la maggiore differenza ideologica fra destra e sinistra in Italia, con la maggioranza di Meloni e Vannacci schierata più verso la xenofobia che verso quella xenia che ha sempre caratterizzato le radici cristiane dell'Europa e quel diritto romano che dovrebbe continuare a caratterizzare la politica europea. Xenofoba sembra essere diventata anche la Calabria, patria di migranti per antonomasia, in cui "i niguri", come vengono chiamati gli immigrati, vengono guardati con ostilità da un'ampia percentuale della popolazione. Intanto, con lo scopo di mantenere viva l'attenzione sul processo per il naufragio di Cutro del 26 febbraio 2023, nel quale sono morte 94 persone, compresi numerosi bambini, dopo la condanna degli scafisti si è in attesa della seconda tranche del processo, con cui si dovrà fare luce sulle possibili responsabilità della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto, intervenute quando era ormai troppo tardi. Poiché il collegio giudicante ha interdetto l'aula del tribunale alle telecamere, una delegazione di giornalisti che segue fin dal primo giorno il processo si è recata, nei giorni scorsi, a Bruxelles, negli uffici dell'Unione Europea, ospite dell'eurodeputato Mimmo Lucano.
Intanto, ancora in Calabria, ma ad Amendolara, in provincia di Crotone, dove quattro immigrati sono stati arsi vivi dal caporale cui si erano ribellati, mentre la magistratura continua le indagini, si è registrato un altro forte gesto della CEI calabrese. Alla presenza di numerosi cittadini e delle autorità civili è stata deposta una corona di fiori nel luogo in cui sono stati uccisi i braccianti. Mons. Francesco Savino, vicepresidente della CEI per il Sud, ha dichiarato: «Basta con il silenzio sporco delle convenienze. Occorre una mobilitazione civile che non può ridursi a un semplice rito, a semplici passerelle o all'emozione del momento, destinata a spegnersi dopo qualche giorno. Qui io invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale dei cittadini e delle cittadine, credenti e non credenti. Qui è veramente in gioco la dignità della persona». Davvero una lezione di stile per la politica nazionale e regionale particolarmente per quel campo largo che, anche su questi temi, grazie alle proprie idealità e sensibilità, ha ancora tanto da dire.
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