Metodo e merito: la sconfitta della destra sul referendum

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
RIVRINASCITA_20260324165903284_e8dbb397607a7a8b0d6f2c9f44e04fdf.jpg

ANSA

Metodo e merito. È stato uno dei tormentoni più insistenti del referendum. Travolto dai fatti. Quel dilemma non aveva senso. Perché la sfida della destra verteva su entrambi. Il metodo infatti è stato quello decisionista. Contro il merito della divisione dei poteri, dei controlli di legalità, della non invadenza della maggioranza nel potere giudiziario.

Insomma, il metodo della destra coincideva esattamente con il merito, e l’impianto dello Stato repubblicano. Di cui la controriforma della giustizia era e resta il vero obiettivo, in direzione di tutt’altra architettura. Quella di uno Stato verticale, plebiscitario, legittimato da elezione diretta del premier e dittatura della maggioranza, con legge elettorale ad hoc. Che è poi una delle possibilità autoritarie delle democrazie di massa, come vide 200 anni fa Tocqueville.

Ebbene, la destra post-fascista e post-costituzionale ci ha provato a cambiare metodo e merito, forma e contenuto. E ha tentato di dare la spallata alla costituzione materiale e formale dello Stato. Ma, come già in passato negli anni 90 e anche nelle trame dei 70, è stata respinta con intelligenza. Gli italiani hanno capito che non era in ballo un ipocrita “merito” da legulei garantisti, come diceva la pleonastica sinistra del Sì. Bensì il metodo-sostanza della democrazia repubblicana, con le sue garanzie e i suoi “universali procedurali”, a difesa di tutti e delle minoranze. E che la riforma Nordio era solo il primo tempo di una riforma simil-presidenziale, con il premier al posto del Colle, ridotto a ruolo notarile.

Le prove che gli italiani hanno capito? Eccole. Solo poco più del 33% hanno votato no su indicazione di partiti, e il 61%, secondo SWG, dichiara di aver voluto preservare la Costituzione. Mentre il 24% di FdI e ben il 32% di FI . C’è stata una maggioranza repubblicana trasversale, inclusiva anche a destra, schierata per la Costituzione.

E di qui dovrà ripartire ogni campo largo. Ovvero, difesa e sviluppo delle promesse e dei diritti racchiusi nella Carta: lavoro, libertà, pace.

Ha vinto l’alleanza tra la legalità e il lavoro, tra lo Stato di diritto e l’emancipazione. Il popolo del NO invita allora a costruire un blocco e un campo di programma di tal tipo. E va fatto fin da subito.