Messi, Maradona e... le Malvinas: perché Argentina-Inghilterra è più di una semifinale

Dal coro “La cuarta estrella” alle ferite del 1982: come le Malvinas trasformano la sfida di Atlanta in un rituale di memoria e riscatto ai confini calcistici.

Marco ColomboFlusso QuotidianoCALCIO
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«Por Malvinas / por el Diego / por la ultima de Leo / Argentina, quiero verte bicampeón»

Sono le note di La cuarta estrella, il coro più iconico dei tifosi Albiceleste a questo mondiale, ad animare le notti di una nazione che sogna di riconfermarsi sul tetto del mondo. Parole che ricordano, ancora una volta, che Argentina-Inghilterra non sarà mai una partita come le altre. E anche quello di questa sera, che vale l’accesso alla finale di coppa del Mondo, sarà un incontro che va oltre il calcio e che porta con se tensioni mai sopite. Nel ritornello convivono i tre simboli che più di qualsiasi altra cosa uniscono un popolo intero: le isole Malvinas, Diego Armando Maradona, Lionel Messi.

Le Malvinas entrano nell’immaginario collettivo nel 1982, quando la giunta militare cerca legittimità occupando l’arcipelago controllato da Londra. La risposta britannica è rapida: una guerra lampo di settantaquattro giorni che lascia 649 giovani argentini e 255 britannici sul terreno e termina con la resa di Port Stanley. «Una follia mischiare calcio e politica» dice qualcuno ascoltando il coro che anima le notti argentine. Ma quella della Malvinas non è una storia solo politica, è anche e soprattutto una storia di dolore. Sono un simbolo che unisce l’intero paese attorno alla voglia di riscattare quella che viene percepita come un’ingiustizia, a prescindere da divisioni politiche e sociali.

Un riscatto che è sempre passato anche dal calcio. Il pallone ha trasformato quel dolore in rito popolare. Il 22 giugno 1986 Maradona dribbla mezza Inghilterra, segna con la “mano de Dios” e regala la rivincita simbolica che la politica non aveva ottenuto. Così, cantano gli argentini, la coppa va vinta anche «por el Diego». E oggi, invece del Pibe de Oro, in campo ci sarà Leo Messi per quello che sarà l’ultimo ballo di una carriera straordinaria.

Chi oggi critica quel coro, e chiede alla Fifa di prendere provvedimenti, ignora il suo vero significato: le Malvinas non sono propaganda o rivendicazione, ma memoria viva e promessa di riscatto per un popolo intero. E, a dirla tutta, sono da sempre nei canti dei tifosi argentini. C’erano anche nel trionfo di quattro anni fa con un passaggio che da solo dice tutto:

«En Argentina nací, tierra de Diego y Lionel / De los pibes de Malvinas que jamás olvidaré / No te lo puedo explicar porque no vas a entender».

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