Meloni vola a Baku ma la sua strategia sull'energia resta miope

Il viaggio della premier in Azerbaijan avrà come fulcro la questione energetico con l'obiettivo di aumentare l'import di gas, ma ancora una volta ignora le fonti rinnovabili

RIVRINASCITA_20260505183936423_592274419cbef303323f0655d3b16daf.jpg

ANSA

Ieri la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata a Baku, dove è stata accolta dal presidente dell’Azerbaijan, Ilham Alyev, in occasione di un incontro istituzionale tra i due paesi. Tra i temi trattati, l’importanza dell’interscambio commerciale e l’impegno italiano nella normalizzazione dei rapporti con l’Armenia, stravolti definitivamente nel 2020 con la riaccensione del conflitto nel Nagorno-Karabakh. La questione energetica, tuttavia, ha prevedibilmente rappresentato il nodo cruciale dell’incontro: il paese centroasiatico è infatti uno dei principali fornitori di gas per l’Italia, che attraverso il TAP rifornisce del 15% per gas e petrolio il fabbisogno energetico nazionale. L’auspicio di aumentare gli scambi commerciali ed energetici con Baku si accompagna inoltre alla ventilata ipotesi di una più ampia cooperazione industriale, in particolare riferimento al possibile ampliamento del TAP, infrastruttura strategica per i rifornimenti energetici. In tale prospettiva, l’Azerbaijan diventerebbe un fornitore chiave per l’Europa aprendo all’Italia un accesso privilegiato alla molecola azera.

Un’ipotesi, questa, che gioverebbe sicuramente agli obiettivi di sicurezza energetica del Paese, considerata la necessità di una più ampia diversificazione delle fonti. Il problema rimane tuttavia nella natura degli idrocarburi, trattati come beni di scambio, per loro natura suscettibili alla volatilità dei prezzi. L’indisponibilità del governo Meloni nell’incentivare l’utilizzo delle rinnovabili, vera e propria garanzia in tempi di crisi energetica, è infatti simbolo di una strategia miope: l’aumento delle forniture di gas (indispensabile come vettore di transizione) deve tuttavia essere accompagnata ad un utilizzo delle FER , che hanno registrato nel 2025 una contrazione dell’8,2% dopo quattro anni di crescita ininterrotta. Una strategia contraddittoria, volta a garantire la certezza negli approvvigionamenti tramite idrocarburi senza però includere la fonte rinnovabile, garante di sicurezza nel fabbisogno nazionale e coerente con gli obiettivi comunitari della transizione energetica.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati