Meloni scrive a Von der Leyen: «Estendere all'energia la deroga al Patto di Stabilità»

La continua crescita dei prezzi dell'energia spinge la Premier a rivolgersi all'UE per chiedere una deroga che permetta di affrontare «circostanze eccezionali» che ricadono sui cittadini

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La questione era nell'aria da tempo, ma adesso il governo Meloni ha chiesto ufficialmente all’Unione Europea una deroga al patto di stabilità per l’energia. Nella richiesta all'UE, Meloni ha sottolineato come la crisi energetica abbia portato al verificarsi di «circostanze eccezionali», tali da rendere «necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica». La clausola permetterebbe agli stati membri di procedere in deroga alle regole di bilancio Ue in linea con quanto accade con il progetto SAFE: per il nostro Paese si aggirerebbe intorno a 15 miliardi da non conteggiare sul deficit. Dalla commissione europea, tramite il commissario per l’energia, non si registrano aperture, anzi sembra prevalere la linea del rigore.

Considerato l’orientamento politico prevalente della commissione Von Der Layen, il rigore tipico della destra conservatrice e liberale europea, non stupisce l’ostinata negazione dei limiti di un impianto europeo subalterno all’economia e che ancora mastica amaro per la scelta di investimento pubblico legata al Next Generation EU e al PNRR per rispondere alla tragedia della pandemia del 2020. Tuttavia, accanto ai limiti della destra europea, bisogna registrare quelli della destra italiana che, dopo essersi posta sdraiata sulle posizioni trumpiane ed esserne rimasta spiazzata, vilipesa e abbandonata, si sta affannando nel tentativo di ricostruire relazioni diplomatiche con partner europei come la Francia sperando di trovare sponde per gestire il caro energia con il taglio delle accise che scadrà il 22 maggio e i prossimi scioperi del settore dell’autotrasporto. Una situazione del genere, per la sinistra europea, per i Socialisti e Democratici europei non può non portare ad una riflessione e, si spera, ad un ripensamento sul sostegno alla Commissione Europea a guida liberale e conservatrice: l’opportunità di un cambio di passo e di riforma dell’UE passa anche da questo.

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