Maturità al caldo, il collasso silenzioso della scuola pubblica

Oltre il 90% degli edifici scolastici è senza condizionamento: mentre la Francia chiude le scuole, l’Italia lascia studenti e docenti a boccheggiare.

Paolo FuriaFlusso Quotidiano
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ANSA

Gli orali della maturità sono partiti il 23 giugno con circa 527mila studenti. Il dato infrastrutturale è impietoso: secondo i dati del Ministero relativi al 2024-2025, solo 4.457 edifici scolastici, il 7,42% del totale, sono dotati di sistemi di condizionamento e ventilazione. Il 22 giugno il ministro dell’Istruzione francese ha annunciato 1.352 scuole chiuse e altre 4.042 con orari modificati per l’ondata di caldo, con rinvio di prove d’esame. Mentre in Italia si boccheggia nelle aule, la Francia adatta il calendario e sospende gli esami. Il fatto è che, in Italia, la grandissima parte del costruito (scuole, palazzi istituzionali, case e condomini privati) risale a stagioni in cui circolava più liquidità, l’inflazione non galoppava come oggi e la struttura amministrativa non era incagliata da una burocrazia che non era in grado di gestire. Oggi la liquidità è bloccata, impegnata nel risparmio e nel mercato azionario; l’inflazione galoppa per le crisi geopolitiche; e la struttura amministrativa, a partire da quella ministeriale, soccombe sotto l’ansia della rendicontazione e la spada di Damocle del danno erariale. Adattamento e mitigazione di fronte alla crisi climatica sono risposte complesse che richiedono un’impostazione burocratica e una forma mentis più elastica, dinamica e proattiva: qui invece siamo al si salvi chi può.

Del resto, i miliardari investimenti del PNRR sull’edilizia scolastica, ancora non completati (siamo al 61% della spesa effettuata) non hanno intaccato la questione della ventilazione termica estiva, che rimane appannaggio degli enti pubblici proprietari degli immobili. Per le scuole superiori, si tratta delle province, in costante crisi debitoria e di liquidità. E non è un caso: la riqualificazione verde finanziata dal PNRR è stata pensata per ridurre le emissioni climalteranti del riscaldamento invernale, non per reggere il caldo estivo. L’obiettivo generale del piano europeo d’investimenti è saggio, ma la sua applicazione non ha tenuto conto dei concreti risvolti in termini di vivibilità e funzionalità degli interventi, né tantomeno della capacità di spesa corrente degli enti locali. Così miliardi spesi in nome dell'efficienza energetica lasciano oltre il 90% delle aule a surriscaldarsi: la transizione progettata insegue un clima che il clima reale ha già superato. Il degrado di ciò che è pubblico avanza a vista d’occhio, e chi può si salva da sé.

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