Mar Rosso, il prezzo dell’azzardo militare italiano

Scorte a Bab el-Mandeb, costi militari e rischi per i porti: le contraddizioni dell’impegno italiano e le responsabilità del Campo largo.

Antonio GuizzettiApprofondimenti
RIVRINASCITA_20260928161130860_cc18fd059338fd0d37c15bce483e16ab.jpg

ANSA

Mentre i giganti della geopolitica globale ricalibrano chirurgicamente le proprie strategie a lungo termine e scelgono di fare un passo indietro per non farsi logorare, l’Italia decide di muoversi in direzione ostinata e contraria, proiettandosi con un misto di velleitarismo muscolare e profonda miopia strategica in prima linea nel Mar Rosso, inviando assetti navali da guerra a fare la guardia a uno dei crocevia marittimi più incandescenti, instabili e pericolosi del pianeta. Questa entrata in scena, non preceduta da alcuna esplicita e formale richiesta da parte delle istituzioni internazionali né supportata da un mandato multilaterale vincolante che giustificasse un simile azzardo bellico, rischia di trasformarsi rapidamente in una trappola diplomatica ed economica dalle conseguenze devastanti per la stabilità del nostro Paese.

Il contesto macroeconomico e militare in cui si consuma questa scelta appare quasi paradossale se **si osserva l'indolenza calcolata degli Stati Uniti, storici gendarmi del Medio Oriente, che hanno progressivamente ridotto il loro interesse vitale **e il loro dispiegamento di forze per il controllo del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz; l'autosufficienza energetica americana, consolidata sia attraverso il boom del fracking interno sia mediante una cinica e strategica gestione delle risorse estere — non ultimo il controllo geopolitico indiretto del petrolio venezuelano —, ha infatti permesso a Washington di alleggerire il proprio costoso impegno militare in un quadrante storicamente prioritario, lasciando che gli alleati regionali ed europei si svenino per difendere le medesime rotte commerciali. Dall'altra parte della barricata, in questo teatro asimmetrico, troviamo i ribelli Houthi, una milizia capace di paralizzare il commercio marittimo globale con droni economici e di bombardare a più riprese il territorio dell'Arabia Saudita, ovvero una delle monarchie più autocratiche, oscurantiste e repressive del mondo, che per decenni ha letteralmente ricattato l'Occidente manipolando a proprio piacimento i rubinetti del petrolio e i flussi dell'OPEC per imporre la propria agenda politica.

In questo scontro brutale e senza esclusione di colpi tra teocrazie e petromonarchie, l'Italia ha scelto incredibilmente di infilarsi da sola, arrivando persino a disporre scorte militari sotto comando nazionale per garantire il transito attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, assumendo le vesti di un protettore non richiesto che nessun altro partner europeo di peso ha voluto coprire con lo stesso slancio bellicista, stracciando in un solo colpo una storica e saggia tradizione nazionale fatta di mediazione felpata, equilibrismo diplomatico e soft power nel Mediterraneo allargato. Questo attivismo unilaterale, non coordinato con una reale visione di difesa comune europea, rischia di incrinare irrimediabilmente i già fragili e deteriorati equilibri geopolitici tra l'Europa e il Medio Oriente, presentando il nostro Paese come lo scudo armato e sacrificale di interessi economici altrui, distruggendo quella reputazione di neutralità costruttiva che ci aveva protetti e resi interlocutori credibili per decenni, esponendoci a ritorsioni asimmetriche imprevedibili e isolandoci politicamente nei consessi che contano.

L'aspetto più allarmante e tangibile resta tuttavia quello puramente economico in chiave italiana: costringere i flussi commerciali al periplo dell'Africa non è solo un dramma logistico che fa lievitare i noli e allunga i tempi di navigazione, ma rappresenta un colpo mortale per i porti nazionali di Trieste e Genova, i quali vedono svanire la propria centralità geografica a tutto vantaggio degli scali del Nord Europa come Rotterdam, rischiando un isolamento logistico irreversibile poiché una volta spostati i baricentri delle rotte difficilmente le merci torneranno indietro. Questa paralisi si traduce immediatamente in una fiammata inflazionistica, con migliaia di dollari di extracosti per singolo container che gravano su famiglie e imprese, minando la coesione sociale e colpendo le fasce più deboli della popolazione.

Al contempo, mantenere costosi dispositivi navali e centinaia di militari in stato di preallarme permanente a migliaia di chilometri dai confini nazionali comporta un costo vivo spaventoso. In un momento storico in cui i conti pubblici italiani sono drammaticamente fragili, zavorrati da un debito pubblico record, da una crescita asfittica e dai vincoli del nuovo Patto di Stabilità, sacrificare le risorse dei contribuenti per un'operazione di vigilanza privata e armata nel deserto liquido del Mar Rosso appare come un insulto intollerabile alla logica economica e sociale, producendo conseguenze finanziarie pesantissime che ricadranno direttamente sulle tasche dei cittadini e che si tradurranno nell'inevitabile sottrazione di risorse vitali alla sanità pubblica al collasso, all'istruzione e al welfare di base per finanziare una prova di forza militare sterile, la quale non porta alcun beneficio tangibile o strategico al sistema Paese, lasciandoci alla fine da soli a pagare il conto salatissimo di una festa geopolitica a cui nessuno ci aveva formalmente invitati.

Di fronte a questo scenario desolante, sorge spontaneo un duplice e amaro interrogativo: con quale coraggio le nostre autorità di governo continuano a sbandierare una sovranità di facciata mentre svendono le risorse nazionali per fare da scudo a petromonarchie e interessi stranieri, e per quale motivo i leader di un Campo Largo così tiepido, evanescente e complice preferiscono balbettare mezze frasi di circostanza anziché denunciare con forza questo dissanguamento economico e umano in una guerra che non ci appartiene?

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati