L’unità necessaria contro la destra più estrema

Dopo anni di divisioni, il campo progressista ritrova un segnale di unità. Ora serve allargare, includere e parlare ai cittadini perbene spaventati dalla radicalizzazione della destra.

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ANSA

Gli elettori e i militanti progressisti e di sinistra aspettavano da tempo un segnale di unità, di comune ricerca programmatica, di vicinanza e collaborazione tra i leader fondamentali del campo alternativo alla destra meloniana. Ieri è arrivato. Per consolidare le battaglie già svolte assieme e definire ulteriori questioni che ci uniscono.

È uno scatto in avanti che mi riempie di speranza. È ovvio, almeno per me, che è un primo passo, al quale farne seguire altri.

Ho ripetuto all’infinito che da sola la sinistra non basta. Occorre allargare, includere, ospitare le culture democratiche, socialiste, repubblicane, liberali e libertarie. Mantenendo coerenza, armonia, capacità di sintesi, al fine di costruire un messaggio chiaro di cambiamento dell’Italia.

Questa esigenza è emersa particolarmente forte negli interventi di Elly Schlein e di Giuseppe Conte all’assemblea nazionale civica proposta da Alessandro Onorato. La segretaria del PD ha ribadito la linea “testardamente unitaria”; Conte, in un discorso assai bello, ha parlato della necessità di un sentimento di amicizia che deve scorrere nel nostro schieramento.

Anche da qui traggo la convinzione della necessità di uno sforzo massimo per includere tutte le energie che, in modo diverso, si sono collocate nettamente all’opposizione del governo di destra e che hanno così tanto fatto arrabbiare i “terzopolisti” alla Calenda. Il fenomeno Vannacci rafforza tale mio ragionamento. Non lo considero un rigurgito folcloristico del passato; piuttosto, un segnale nel presente di quanto sia in bilico l’equilibrio democratico.

Vannacci si presenta egli stesso come uno del popolo dimenticato, arrabbiato, degradato, non rappresentato, impaurito, sordo ormai a ogni richiamo di valori, percepiti come distraenti rispetto alla sua condizione difficile o semplicemente faticosa, non corrispondente alle aspettative. Vannacci si muove dentro il mutamento antropologico che sta investendo l’Occidente e l’Italia. La “feccia” o lo “sporco” diventano utili arnesi per liberare un “fascismo interiore”, estremo, razzista, xenofobo, grottescamente militaresco.

Non so come andrà a finire. Ma non credo che Marina Berlusconi, sincera liberale, farà più di tanto. Né ho certezza che la destra si dividerà. Semmai sarà trascinata da Vannacci ad andare ancora più a destra. Grande spazio si apre per noi in mezzo ai cittadini “normali”: non ideologizzati, non politicizzati, non impegnati in battaglie civili, ma semplicemente “perbene” e di “buon senso”, che probabilmente cominciano a guardare con orrore la “bruttura” che stanno preparando i nostri avversari.

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