L’onda nera avanza ovunque: dalla Germania un allarme per l'Europa

Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt conferma una tendenza continentale: le destre radicali crescono tra giovani, operai e ceti fragili. E alla sinistra non basta più il «muro democratico»: deve tornare a parlare di lavoro, futuro e sicurezza sociale.

Marco ColomboIl Punto
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ANSA

«Seig Unheil». Titolava così lunedì mattina Taz, storico quotidiano tedesco di sinistra fondato nel 1978. Un titolo che richiama il «seig Heil» nazista, trasformandolo però da «saluto alla vittoria» a «saluto alla sciagura». Ed in effetti la vittoria del partito di estrema destra Alternative für Deutschland in Sassonia assomiglia molto ad una sciagura, per i tedeschi e non solo. Perché, se per la Germania si tratta di una notizia certamente difficile da assimilare, la crescita dell’estrema destra tedesca preoccupa, e non poco, anche l’Europa che deve fare i conti con l’avanzata sovranista in praticamente tutti i suoi stati membri. Inclusi quelli che tra un anno o meno saranno chiamati a votare per il rinnovo di governo e parlamento.

In Sassonia-Anhalt l’Afd ha ottenuto un risultato storico. Il 44,6 per cento delle preferenze, infatti, rappresentano non solo il miglior risultato nella storia del partito ma anche la concreta possibilità di governare uno dei land più importanti della Germania. Un successo totale, sugellato anche da un affluenza record, che si affianca al crollo della Cdu, che perde oltre 20 punti percentuali rispetto alle elezioni di cinque anni fa e rischia di spianare la strada ad un governo di estrema desta. Perchè se quasi tutte le forze politiche si erano dette pronte ad erigere un "muro democratico” rifiutando di appoggiare l’Afd per la formazione di un governo, i risultati definitivi rischiano di premiare un altro partito. I rossobruni di BSW, partito di sinistra nazional-populista guidato da Sahra Wagenknecht, hanno infatti superato a sorpresa la soglia di sbarramento del 5 per cento e ora possono essere l’ago della bilancia decisivo per la formazione del governo. Il Bsw, infatti, è stato l’unico partito a non aderire alla cordata anti-Afd ed ora apre alla possibilità di appoggiare il partito di estrema destra per la formazione di un governo. Uno scenario definito «molto interessante» dalla leader di Afd, Alice Weidel, che potrebbe concretizzarsi già nei prossimi giorni.

La partita ora si sposta nel Landtag dove sarà decisiva la conta dei numeri resli. CDU, SPD, Verdi e Linke arrivano insieme a 39 seggi, gli stessi dell’AfD. Nei primi due scrutini per eleggere il presidente servono 42 voti; dal terzo conta la maggioranza dei voti espressi. Una soglia che l’estrema destra potrebbe superare senza problemi con l’appoggio dei 4 eletti rosso-bruni. E se anche Bsw decidesse di unirsi a tutte le altre forze politiche per formare un governo senza Afd, il risultato potrebbe essere ugualmente catastrofico. Un’alleanza nata soltanto per impedire all’AfD di governare rischia infatti di diventare la migliore propaganda possibile per l’AfD stessa.

Il dato politico più importante, però, non è che l’AfD sia arrivata prima. Era già successo in Turingia nel 2024 quando prese oltre il 33 per cento. A preoccupare sono le dimensioni del successo e, soprattutto, la sua trasformazione da forza di protesta a possibile forza di governo. Quasi un elettore su due ha scelto un partito che il servizio di protezione della Costituzione del Land considera un’organizzazione di comprovato estremismo di destra. È un salto di qualità: l’AfD non è più soltanto il convitato di pietra del sistema tedesco, è diventata il centro attorno al quale gli altri partiti sono costretti a costruire le proprie strategie.

Per Friedrich Merz la sconfitta è pesante. La promessa implicita della CDU era che una destra più dura sui temi della sicurezza e dell’immigrazione avrebbe sottratto ossigeno all’AfD. In Sassonia-Anhalt è accaduto il contrario. Quando il terreno della competizione viene spostato sui temi e sul linguaggio della destra radicale, gli elettori preferiscono scegliere l’originale. La normalizzazione dell’agenda non ha normalizzato l’AfD: ne ha rafforzato la credibilità istituzionale.

Ma il voto tedesco pesa soprattutto perché non arriva da solo. La Sassonia-Anhalt è la punta di un iceberg che si estende ormai per buona parte dell’Europa. I sondaggi indicano infatti come in tutto il continente le forze sovraniste e populiste sono in forza crescita e, in molti casi, rappresentino la principale forza politica. Un’avanzata costante che, in vista delle elezioni del 2027 in molti stati, rischia di restituire un Europa molto diversa da quella che conosciamo. E da quella sognata a Ventotene.

Il caso più evidente è quello francese. A poco più di sette mesi dalle presidenziali, Marine Le Pen è data tra il 34 e il 36% al primo turno in tutte le configurazioni, largamente davanti agli avversari. L’ipotesi che il Rassemblement National possa conquistare l’Eliseo non appartiene più alla fantapolitica. Per il campo repubblicano e progressista il problema non è soltanto trovare chi possa battere Le Pen, ma ricostruire un’offerta che non viva ancora una volta esclusivamente del voto contro l’estrema destra.

Anche in Italia il segnale è evidente, pur dentro un equilibrio più mobile tra coalizioni. Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito: l’ultima rilevazione YouTrend lo colloca al 26,5%, davanti al Pd al 22,2%. E alla sua destra si è aperto un nuovo spazio: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è già al 7,9%, davanti a Forza Italia. Non significa che il centrodestra abbia già vinto le prossime politiche, ma che lo spostamento verso destra non si è esaurito con l’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. I quattro anni di governo Meloni hanno anzi rafforzato una destra «autentica», per usare le parole di Vannacci, che rischia ora di essere l’ago della bilancia per la formazione del prossimo esecutivo.

In Polonia, anche se Koalicja Obywatelska di Donald Tusk resta la prima forza, la somma dei partiti di destra mostra un quadro profondamente diverso: PiS è al 20-22%, Konfederacja al 13-15% e la Konfederacja Korony Polskiej tra il 7 e il 9%. Insieme potrebbero avere i numeri per costruire una maggioranza dopo le parlamentari dell’autunno 2027. Solo la Spagna sembra avere ancora anticorpi (più o meno) forti e l’avanzata del partito di estrema destra Vox non dovrebbe rappresentare un rischio concreto per le elezioni del prossimo anno.

La vittoria di Afd in Sassonia, insomma, preoccupa più in quanto tendenza che in quanto risultato in sè. Per anni l’Europa ha trattato l’avanzata delle destre radicali come una successione di eccezioni nazionali. Oggi quelle eccezioni compongono un quadro. L’asse politico si sposta su immigrazione, sicurezza, identità e sovranità. La destra cresce perché riesce a tenere insieme paura del declino e promessa di rottura. E riesce a crescere anche nel paese che più di tutti dovrebbe avere gli anticorpi all’avanzata di un nuovo tipo di fascismo, avendone conosciuto più di tutti gli orrori con quell’orrenda pagina di storia che è stato il Terzo Reich.

Ora per le forze democratiche e di sinistra è il momento di affrontare in modo concreto una questione troppo spesso derubricata a singolo episodio. La sfida non è più, o almeno non solo, costruire un blocco democratico che sappia arginare l’ascesa della destra sommando elettoralmente i voti di tutti i partiti. È tornare a produrre consenso. In Sassonia Afd ha mobilitato in massa gli elettori che fino a oggi avevano deciso per l’astensione. Ha ottenuto consensi altissimi in quelle fasce sociali che dovrebbero essere la base elettorale di una sinistra vera: ha ottenuto il 42% dei consensi trai giovani, il 60% tra gli operai e il 65% dalle fasce più deboli e con difficoltà economiche. La destra riesce a produrre consenso perché affronta i temi che la sinistra sembra aver dimenticato. Lavoro e futuro prima di tutto. Difendere lo Stato di diritto resta indispensabile, ma non basta se non si difendono anche le condizioni materiali che rendono credibile la democrazia. Da qui dovrebbero ripartire le forze di sinistra, in Germania come in Italia e altrove. Dalla costruizione di un programma che sappia parlare davvero alle persone. Perchè quando l’insicurezza sociale non trova una risposta progressista, può diventare domanda di autorità, confini e identità. Il 2027 può essere l’anno in cui questa trasformazione arriverà al cuore politico dell’Europa.

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