Lo strabismo colpevole di Meloni

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ANSA

di Cattivik

Sarebbe bastato poco, sarebbe bastato un gesto per cambiare di segno a questo 25 aprile e al clima d’odio che rischia di travolgere il dibattito politico. Sarebbe bastato un atto di lucidità istituzionale, ricordandosi di governare in nome e per conto di tutti gli italiani. Sarebbe bastato usare la memoria non solo come cimitero degli eroi ma carne viva del Paese.

Ricordare il Presidente Pertini al capezzale di Paolo Di Nella, giovane del Fronte della Gioventù ucciso a suon di bastonate in testa. Sarebbe bastato ricordare lo stesso Pertini, non ancora presidente, al funerale di Walter Rossi, ucciso a revolverate dai neofascisti della Balduina, un puntino di saggezza anonima in mezzo a decine di migliaia di giovanissimi. Così lo ritraeva una foto iconica del quotidiano Lotta Continua.

Sarebbe bastato ricordare Almirante alle Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma del capo dei comunisti italiani, Enrico Berlinguer. E invece nulla. A volte basterebbe cogliere l’occasione per trasformarsi da capobanda a premier e poi statista.

Un gesto semplice: dopo l’agguato al termine del corteo di Roma, sarebbe bastato andare a rendere omaggio alle due persone ferite che portavano al collo la bandiera italiana dell’ANPI, sincerarsi in prima persona del loro stato di salute fisico e psicologico.

Solidarizzare, sentirsi parte di quella paura e di quel dolore, sentirsi protagonista di un passo simbolico decisivo verso l’unica vera pacificazione, quella che si fa carico degli antifascisti e dei valori dell’antifascismo.

Giusto indignarsi per lo sfregio delle bandiere ucraine; è incredibile far finta di non vedere gli spari contro quelle italiane. Giorgia Meloni ha perso un’occasione storica, e se l’antifascismo è ancora un elemento valoriale forte nel nostro Paese dipende semplicemente dalla reticenza, dalle compromissioni e dal poco coraggio dei postfascisti. Il problema sta tutto qui, ed è tutto loro.

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