L’incognita affluenza e le scelte di Meloni: referendum al bivio

ANSA
L’ultimo sondaggio a venir reso pubblico prima del voto, curato da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera, registra un dato ormai evidente: la crescita del NO al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Nello scenario con un’affluenza stimata al 42%, i SI sarebbero al 47,6%, perdendo quasi due punti rispetto al 12 febbraio, mentre i NO salirebbero al 52,4%. Anche nell’ipotesi di una partecipazione più alta, al 49%, il quadro non si ribalterebbe in modo netto: i SI raggiungerebbero il 50,2% e i NO il 49,8%, una sostanziale parità.
La tendenza alla crescita del NO viene letta da molti osservatori come il segnale di una consapevolezza che si sta consolidando attorno alla posta in gioco reale del referendum. Una dinamica che, pur non legata direttamente ai contenuti tecnici dei quesiti, sembra intrecciarsi con il contesto politico e internazionale in cui il voto si colloca. Le scelte compiute dal governo Meloni negli ultimi mesi, in particolare il sostegno alle linee più aggressive adottate dagli Stati Uniti guidati da Donald Trump e dall’esecutivo di Benjamin Netanyahu, hanno alimentato un dibattito più ampio sul ruolo dell’Italia e sulla tenuta delle basi democratiche dell’Occidente. In questo clima, il referendum appare a una parte dell’opinione pubblica come un passaggio che va oltre la sola architettura della giustizia, toccando il rapporto tra poteri, garanzie e indirizzo politico.
Per questo non è affatto scontato che un maggiore interesse nelle ultime due settimane che mancano all’appuntamento elettorale, si traduca in un aumento della partecipazione alle urne che automaticamente comporti un vantaggio per il SI. Al contrario, la crescita del NO registrata anche negli scenari di affluenza più elevata suggerisce che il fronte contrario alla riforma potrebbe mantenere un radicamento più solido e trasversale di quanto previsto nelle settimane precedenti. In un contesto così fluido, l’esito resta aperto, ma la dinamica del sondaggio indica che il dibattito pubblico sta progressivamente riconoscendo la portata politica e istituzionale del voto referendario.