Libia in mano alle potenze straniere, l’Italia resta fuori
Mosca amplia la base di Maaten al-Sarra mentre Turchia, Emirati ed Egitto si spartiscono il Paese. Il Piano Mattei si ferma alle porte di Tripoli.

Archivio Rinascita
I russi hanno ampliato la loro base militare di Al-Sara, nel sud-est della Libia. A dettar legge, oltre a Mosca, sono la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto, il Qatar, l’Arabia Saudita. Con buona pace del “Piano Mattei” sbandierato in ogni dove dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma le veline di palazzo (Chigi) si scontrano con la realtà. In Libia l’Italia non tocca palla. Nonostante aver accreditato come uomini di Stato criminali di guerra spesso in combutta con i trafficanti di esseri umani (uno per tutti, il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, oltreché uomo di Mosca). Non tocchiamo palla neanche in Tripolitania, nonostante aver ridato loro un torturatore, stupratore, assassino, che risponde al nome di Almasri.
Altro che Paese stabilizzato, pacificato. La Libia era e resta uno Stato fallito, dove. A dettare legge sono fazioni in armi, dove i partiti sono una farsa e a comandare sono le tribù. E tutto questo, alle porte di casa nostra. In gioco, a Roma lo sanno bene anche se fanno finta di niente, sono i nostri interessi nazionali: la sicurezza, gli approvvigionamenti energetici. Con la crisi di Hormuz ancora in corso, la Libia è un hub petrolifero di fondamentale importanza per l’Italia (lo sa bene il vero ministero degli Esteri, quello dell’Eni). E non è un caso che lo scontro tra fazioni libiche, molte delle quali eterodirette, si concentri proprio sul controllo delle raffinerie di petrolio. Emblematici, in tal senso, sono i ripetuti attacchi con i droni a Zawiya, una cinquantina di chilometri a ovest di Tripoli, che hanno investito raffinerie, depositi di carburante e impianti elettrici. La protesta divampa. Diverse città registrano continui blackout dell’elettricità. A Tripoli, un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, danneggiando i locali e costringendo alla fuga le persone presenti nella struttura. È solo uno dei tanti episodi di esasperazione che scuotono la Libia, dove continua a regnare il caos armato.
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