Liberare le primarie

Paolo CentoIl Punto
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ANSA

Passato Ferragosto, è giunto il momento di sollecitare davvero le forze politiche del Campo Progressista a rompere gli indugi, senza ulteriori tatticismi e perdite di tempo, convocando lo svolgimento delle primarie entro il 2026.

Le primarie, ovviamente, non sono un totem risolutivo, ma hanno il pregio di sciogliere contemporaneamente sia la proposta della leadership sia la proposta programmatica, in una cornice valoriale e di principi comuni che deve essere sottoscritta da tutti i candidati e le candidate, con l’impegno dichiarato preventivamente a sostenere la vincitrice o il vincitore.

Le primarie sono anche, e forse soprattutto, l’occasione per fondare socialmente un’alleanza di popolo, non solo per battere la destra, ma anche per indicare il Paese che vogliamo in vista del 2050.

È utile, infatti, coinvolgere il popolo progressista, che ha dimensioni ben più ampie e organizzate di quelle oggi rappresentate dai partiti del Campo Largo e che, dopo la vittoria referendaria e costituzionale dello scorso marzo, non ha ancora trovato luoghi e sedi per poter partecipare.

Servono primarie, quindi, libere dai burocratismi, dai codicilli e dalle cordate precostituite, ma soprattutto contendibili nel risultato.

Primarie politiche, ovviamente, perché la scelta della leadership della coalizione non è un concorso di simpatia o di bellezza, ma un confronto vero, generoso, anche tra idee e proposte diverse, a partire dalla guerra e dal riarmo, dall’economia e dalla crisi climatica.

Chi vince avrà il compito di costruire il profilo della leadership più inclusiva e aperta possibile e, per questo, dopo il loro svolgimento ci vorrà del tempo per farla diventare condivisa anche da chi aveva fatto nei gazebo altre scelte.

Facciamo subito i comitati progressisti, per l’alternativa, per dare questa spinta popolare e sociale, per rompere gli indugi e i tatticismi.

D’altra parte, la scelta politica sulle primarie è anche l’unica capace di fermare giochi e caminetti politicisti già in atto e che, nelle prossime settimane, occuperanno lo spazio del nostro campo se non verranno prese con rapidità le decisioni.

Se ci sono federatori, sindaci, figure emergenti che vogliono dare legittimamente il proprio contributo, ben vengano e si misurino con le primarie e la partecipazione popolare.

L’unica cosa che non sarebbe accettabile sono operazioni a tavolino che prefigurano, al di là del consenso popolare, governi tecnici o sostanzialmente neutri rispetto alla necessità di avere cambiamenti radicali.

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