L’energia come campo di battaglia: il prezzo geopolitico del petrolio e il bivio europeo

Dalle analisi di Jeromin Zettelmeyer e Bruegel emerge un’Europa chiamata a scegliere: tra dipendenza energetica e nuova strategia comune

Paolo FuriaFlusso Quotidiano
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ANSA

Secondo Jeromin Zettelmeyer, direttore del think tank Bruegel, anche se la situazione dello Stretto di Hormuz si normalizzasse ora, i prezzi del petrolio rimarrebbero alti per almeno altri dieci anni. Questo principalmente perché la normalizzazione bellica si otterrebbe solo accettando di pagare un pedaggio per il transito attraverso lo Stretto. E la situazione non si sta normalizzando: la maldestra azione degli Stati Uniti, guidati da un leader megalomane e mal consigliato, trascinato da Netanyahu in un teatro di guerra che non avrebbe potuto vincere, ha finito per rafforzare il regime iraniano. Questa pace, ammesso che la situazione tra Israele e Libano possa stabilizzarsi, avrà un prezzo. E dallo stesso Bruegel arrivano i giusti consigli a un’Europa affaticata: diversificare gli approvvigionamenti di petrolio, valorizzare le energie rinnovabili, fare almeno il 20% di debito comune europeo.

Per proseguire sul terreno delle rinnovabili servono terre rare, investimenti nell’economia circolare e nel recupero delle batterie esauste, una politica industriale che favorisca la transizione di tutta la filiera. Questo significa riaprire relazioni industriali e commerciali con la Cina, e suggerirebbe di non procedere in ordine sparso: mentre una certa retorica europea resta ostile, Germania, Gran Bretagna e Francia si stanno già muovendo da sole. L’Italia è completamente in balia degli eventi: con questo governo siamo destinati a rimanere al pettegolezzo. Il nuovo internazionalismo socialista inaugurato dalla Spagna di Sanchez rappresenta dunque un’ottima notizia, se avrà la forza di imporre a un’Europa ferma un cambio di paradigma: quote di debito comune, pianificazione degli investimenti che metta i sistemi industriali a fattor comune, sostegno ai redditi, un ecosistema digitale e nell’IA indipendente dalle Big tech americane. Non è un sogno: è un’agenda alternativa alla cultura liberista, sconfitta alla prova dei fatti.