Legge elettorale: la barriera delle firme per i nuovi partiti

La proposta impone una raccolta firme onerosa ai movimenti nati fuori dal Parlamento e agevola i partiti già nelle Camere: il nodo della partecipazione.

Paolo FedericoApprofondimentiLEGGE ELETTORALE
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ANSA

Immaginate di avere voglia di fondare un partito completamente nuovo dal basso, fuori dal Parlamento. In Italia, se passa questa legge elettorale, diventerà praticamente impossibile presentarsi alle elezioni. Servono circa 6.000 firme autenticate da cancellieri e notai per collegio in almeno metà di tutte le circoscrizioni elettorali d’Italia, circa 450 mila firme cartacee se il partito vuole presentarsi in tutte le circoscrizioni. Mentre per i partiti che sono già in Parlamento o che nascono in Parlamento prima del dicembre del 2025, non è prevista alcuna raccolta firme. Per chi invece ha una componente nel gruppo Misto al momento dell’indizione delle elezioni, le firme da raccogliere saranno tra le 1.500 e le 2.000 in ogni collegio. Il numero potrebbe diminuire ulteriormente in caso di elezioni anticipate.

In sostanza, i partiti che nascono nel palazzo, che teoricamente dovrebbero essere più forti e più ricchi avendo i gruppi parlamentari e gli spazi televisivi, devono raccogliere 0 firme, i movimenti che invece nascono fuori da cittadini che non sono parlamentari invece 450 mila. La vera domanda è perché i partiti che hanno gruppi in Parlamento non raccolgono anche loro le firme?

Molto probabilmente perché è faticoso o perché non le hanno, ma allora perché ostacolare in tal modo chi ha l’ambizione di fondare qualcosa di nuovo?

L’argomentazione data dai sostenitori di questa norma sarebbe quella di impedire la presenza di liste senza un consenso minimo sul territorio, ma non si capisce però perché questo test non venga fatto a tutti i partiti e soprattutto venga richiesto un numero così esorbitante di firme che in alcune circoscrizioni potrebbe equivalere al superamento della soglia di sbarramento.

Si tratta di un golpe antidemocratico, mai nella storia repubblicana è stato richiesto un numero così alto di firme per presentarsi sulla scheda elettorale. Nella Prima Repubblica fino al 1976, tutti i partiti dovevano raccogliere 500 firme a circoscrizione, non erano previste esenzioni per nessuno. Ma anche dopo la previsione dell’esenzione per i partiti presenti in Parlamento, il numero delle firme è sempre oscillato tra le 1.500 e 2.000, prevedendo un numero superiore solo in base alla popolazione del collegio.

Non solo non è neanche prevista la raccolta online come accade per la raccolta firme dei referendum abrogativi, devono essere tutte raccolte tramite un notaio o un cancelliere. Tutto questo in poco tempo dopo l’indizione delle elezioni.

Una violazione palese della nostra Costituzione che all’articolo 49 dispone che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico e determinare la politica nazionale, non solo alcuni privilegiati che hanno solo consenso tra alcuni deputati e senatori.

Una vera democrazia costituzionale dovrebbe stimolare, non impedire, la nascita di nuove esperienze politiche dal basso.

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