Legge elettorale, il centrosinistra non cada nella trappola della destra
La stabilità non basta a governare bene: priorità a economia, sanità e crescita, non a una riforma elettorale di fine legislatura

ANSA
C'è un tentativo disperato da parte della maggioranza di coinvolgere il centrosinistra nella discussione su una nuova legge elettorale. La destra si rende conto che, nell'opinione pubblica, il tema non riveste alcun carattere di priorità e non fa certo parte dei grandi problemi aperti del Paese, dall'inflazione che ricomincia a mordere alle crisi industriali, ai ritardi nella sanità. Se però il centrosinistra accettasse di parlarne, lo stigma verrebbe meno o sarebbe grandemente ridotto. Finora il centro-sinistra, in tutte le sue componenti, ha rifiutato seccamente questo coinvolgimento. È una posizione giusta da mantenere senza cedimenti. Anche perché non c'è alcuna garanzia che le aperture della destra non contengano una trappola. Chi può assicurare che la destra sia veramente pronta a una discussione in buona fede? Che cosa impedirebbe loro, dopo un'apparente apertura all'esame parlamentare delle proposte dell'opposizione, di imporre di colpo la chiusura della discussione e portare al voto il proprio testo a colpi di maggioranza, o addirittura ponendo la fiducia sulla sua approvazione? Non c'è alcuna garanzia di una discussione in buona fede, stante l'evidente consapevolezza della maggioranza che, con l'attuale sistema elettorale, l'esito del referendum ha largamente compromesso le sue speranze di vittoria nelle prossime elezioni. Una volta che il centrosinistra avesse rinunciato a contestare la correttezza di tentare di cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalla fine della legislatura, per la maggioranza verrebbe meno la preoccupazione che la nuova legge elettorale sia il frutto, come nel caso della riforma della giustizia, di un colpo di mano. Per questo, per le opposizioni, in questa materia la cautela suggerisce di non fare alcuna apertura alle avances della destra.
Questo vale anche rispetto alle considerazioni svolte da Paolo Mieli sul Corriere della Sera, che non coincidono esattamente con quelle della destra. Dopo avere affermato che le prospettive elettorali della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dei suoi appaiono assai compromesse alla luce dell'esito del referendum, Mieli sostiene che il centrosinistra correrebbe a sua volta il rischio di perdere credibilità se non presentasse una propria proposta di legge elettorale che contenga meccanismi in grado di assicurare alla vincitore di governare per l'intera legislatura, cioè essenzialmente una legge che garantisca, attraverso un premio di maggioranza, alla coalizione vincente un numero di seggi sufficiente. Per Mieli sembra assodato che gli elettori assegnino alla prospettiva della stabilità un valore enorme. Ma questa è un'affermazione di principio, contro la quale valgono due considerazioni. La prima è che non è affatto vero che con l'attuale sistema vi sia il rischio di maggioranze diverse alla Camera e al Senato. L'esito più probabile, alla luce del risultato del referendum e delle difficoltà a catena in cui è piombato il Governo dal giorno di quella sconfitta, è una vittoria del centrosinistra in ambo i rami del Parlamento, con la possibilità di far nascere un governo altrettanto durevole, ma più efficace, del governo Meloni.
La seconda considerazione prende le mosse dall'articolo di Paolo Gentiloni su la Repubblica di stamani. Gentiloni non contesta il valore della stabilità di governo: contesta il fatto che, nel caso del Governo Meloni, la stabilità si sia trasformata in inerzia, specialmente sul piano economico. Se dopo anni di un governo stabilissimo, e nonostante la disponibilità dei fondi del PNRR, la crescita italiana è così bassa e oggi si aggravano le crisi industriali, evidentemente la stabilità non è una condizione sufficiente per il buon governo. Come del resto è ovvio.
Più che dedicarsi a esercizi sulle leggi elettorali, conviene che il centrosinistra si concentri sul programma economico che dovrà mettere in atto se l'esito delle elezioni sarà quello che pensiamo. Avremo davanti non solo i problemi aperti dalla dissennata guerra contro l'Iran di Donald Trump, ma anche quelli che preesistono a essa e che hanno condannato l'Italia a una crescita fra le peggiori in Europa. **Come uscire dalla stagnazione? **Questo è il vero tema intorno al quale il centrosinistra è chiamato a discutere da adesso fino al giorno delle ormai imminenti elezioni politiche. Discutere e preparare un piano d'azione che potrebbe essere intitolato: Per la rinascita dell'Italia.
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