Le finte preferenze di Meloni: resta il Parlamento dei nominati
I capilista restano bloccati e, con gli attuali sondaggi, deciderebbero oltre il 70% degli eletti. Il tentativo delle opposizioni divide la maggioranza.

ANSA
Dalla serata di ieri si susseguono dichiarazioni, post, tweet, sulle preferenze all’interno della legge elettorale voluta dal governo. La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato di aver reinserito dopo oltre 30 anni le preferenze per la scelta dei parlamentari; in realtà, sa bene che così non è: l’emendamento votato dalla maggioranza prevede i capilista bloccati, senza vincoli di genere, e le preferenze solo per le posizioni successive dei listini. Stando ai sondaggi attuali oltre il 70% dei futuri parlamentari verrà dal sistema dei capilista, quindi, in concreto, si passerà da un parlamento di nominati ad un parlamento di nominati.
Tuttavia, nella giornata di ieri si è consumato anche un altro passaggio, che ha svelato ancora una volta la debolezza della maggioranza su questo tema. Le opposizioni progressiste e di centrosinistra, approfittando dell’apertura alle modifiche dell’emendamento della maggioranza da parte del presidente del Senato La Russa, hanno depositato un sub-emendamento che introduceva le preferenze libere senza più capilista bloccati sfidando la premier a farlo votare. L’esito è stato una tensione crescente tra FdI e gli alleati di Lega e Forza Italia, pronti a far cadere il governo se le preferenze libere fossero state approvate. Alla fine Meloni ha ceduto, ma la strada della legge elettorale continua ad essere lastricata di rischi e possibili inciampi, a cominciare dal nuovo passaggio alla Camera dove è possibile ricorrere al voto segreto, che già prima della pausa estiva aveva messo in ginocchio la maggioranza proprio sulle preferenze. Si prospetta, dunque, un convulso periodo di riunioni e tentativi di mediazione sulla legge elettorale all’interno della maggioranza di governo, mentre i prezzi di benzina e gasolio salgono alle stelle, l’inflazione galoppa, le bollette sono sempre più care e il mondo brucia. Forse, a conti fatti, votare le preferenze proposte dall’opposizione per Giorgia Meloni sarebbe stato meglio.
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