Le Scelte che cambiano il mondo, storie di democrazia e parità

Le protagoniste di Scelte femminile plurale raccontano una pratica di libertà che unisce diritti, giustizia sociale e democrazia

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ANSA

Le storie hanno il potere di far arrivare le parole al cuore oltre che alla testa di chi legge, toccando corde alle volte sopite o volutamente ignorate. È anche attraverso le storie, i film, i libri, che i messaggi più potenti risuonano e si consolidano, contribuendo a trasformare il sentire comune.

Una delle più belle sensazioni, girando tra gli scaffali di una libreria, è imbattersi in un titolo che parla già prima di sfogliare le pagine del libro. Prima di assaporarne l’odore e la consistenza, le parole e le immagini. Scelte femminile plurale è un volume appena pubblicato da Becco Giallo Editore, curato da Avviso Pubblico e dalla giornalista e scrittrice Valeria Scafetta, con la collaborazione di Giulia Mignieco e Alma Velletri per le illustrazioni, che racconta proprio come le nostre scelte, anche quotidiane, possano essere cardini di democrazia, catalizzatori di impegno collettivo e volano di diritti. Lo fa attraverso sedici storie di donne che hanno preso posizione per difendere democrazia, giustizia, legalità, uguaglianza, diritti. Donne delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della società civile, attrici, insegnanti, magistrate, attiviste, politiche. Sedici voci che incarnano modelli positivi, autorevoli e determinati, e che diventano vettori di ispirazione per le nuove generazioni, per l’impegno profuso per la crescita civile e democratica del nostro Paese.

Scegliere di non voltare lo sguardo altrove davanti a un’ingiustizia, alla sofferenza, all’illegalità, a un atto di bullismo, vuol dire contribuire a cambiare la cultura in cui siamo immersi. Impercettibilmente, a poco a poco, cambia perché l’effetto di quella scelta, anche piccola, anche personale, produce un mutamento di ciò che è possibile fare, diventare, essere, intravedere. Per chi la compie e per chi osserva. Quando queste scelte hanno una ricaduta più ampia e abbracciano la collettività, diventano modelli e ispirazione per chi viene dopo ed è importante che vengano diffuse, raccontate e lette.

Scelte femminile plurale segue un primo volume del 2022, Donne e Antimafia, dedicato all’impegno delle donne per la cultura della legalità attraverso dieci vite. Una staffetta tra storie: con questo nuovo volume, la passione democratica e l’impegno civile sono raccontati dalle voci di Alessandra Cerreti, Anna Sergi, Daniela Minelli, Emanuela Loi, Giuseppina Rosato, Ottavia Piccolo, Suor Caterina Iavazzo, Daniela Marcone, Stefania Di Buccio, Giulia Minoli, Luisa Impastato, Maria Luisa Pellizzari, Marta Mazzucchelli, Paola Di Nicola Travaglini, Sabrina Alfonsi, Tiziana Ronzio, con una graphic novel conclusiva su Letizia Battaglia e il suo sguardo su Palermo. Tante storie di vita che aggiungono ognuna un tassello al cammino delle donne come collettività verso la parità, l’uguaglianza, i diritti, la legalità.

Lavorare sulla memoria collettiva e sulla capacità di riconoscere la matrice di quanto accade intorno a noi vuol dire fornire anticorpi alle persone, per fare in modo che sappiano reagire e opporsi ai soprusi, alle intimidazioni, alla violenza, e che imparino a non essere osservatori silenziosi. Le storie raccontate in queste pagine hanno il sapore delle battaglie per il risanamento dai rifiuti nel centro Sud così come di quelle in aula nei casi di violenza sulle donne così come nei processi per mafia, sempre applicando la lente di genere come strumento di analisi e comprensione della realtà e della trasformazione della società nel confronto quotidiano, per districarsi da una cultura patriarcale radicata e tutt’ora dominante. Tra queste pagine, in ogni racconto, risuona l’impegno e la tenacia per diradare l’opacità sulle attività illecite e riportare la legalità sui territori anche a fronte delle minacce ricevute, perché il senso della politica è scegliere di stare dalla parte giusta, anche quando è più difficile.

“Le parole sono importanti”, dice Nanni Moretti, e questa frase è tanto più vera quando nei ruoli da sempre prettamente maschili si sceglie di declinare al femminile la propria carica: una scelta condivisa da molte delle donne che animano questo libro, come presa di posizione fortemente politica, contro l’occultamento culturale e linguistico del protagonismo e dei ruoli delle donne.

Autodeterminare il proprio percorso in un mondo prettamente maschile, implica ancora più impegno, tenacia e resilienza e scelte anche sofferte – una su tutte, lasciare il proprio territorio, gli affetti, le sicurezze per realizzare altrove le proprie aspirazioni. E allora leggere queste storie diventa antidoto nei confronti di chi pensa che una donna non ce la possa fare a ricoprire ruoli di responsabilità, senza mai perdere di vista la propria anima. Avere cura e prendersi cura sono due concetti affini che contraddistinguono lo sguardo delle donne sul mondo: un approccio che riguarda le relazioni con l’ambiente circostante così come con le persone. La cura è una visione potentemente politica, che abbraccia la relazione con l’altro ma in modo più ampio la comunità nel suo insieme. È la visione del mondo che vogliamo, che nasce da una matrice femminile e femminista, in cui l’impegno è garantire a tutte e tutti gli stessi diritti autodeterminazione, di cittadinanza, di vita giusta e dignitosa, nel rispetto delle scelte dell’altro. In parità.

L’impegno contro la violenza sulle donne è un filo conduttore che lega molte delle protagoniste a cui Valeria Scafetta dà voce in questo libro. Questa sfida culturale si vince solo con armi pacifiche: l’istruzione, la cultura, l’arte, la promozione della parità nel mondo del lavoro e nella scuola. Per questo dobbiamo partire dall’educazione: la sfida è insegnare ai nostri figli e alle nostre figlie a pensarsi in termini di parità – non uguali ma pari, coltivando la cultura del rispetto reciproco, del dialogo, consegnando ad ognuno la consapevolezza di avere uguale valore e prospettive di realizzazione.

L’obiettivo è chiaro: sbloccare gli stereotipi di genere riguardo il lavoro, i ruoli familiari, la rappresentanza, lanciando un invito a tutte le altre a pensarsi libere di autodeterminarsi. I recinti sono troppo spesso culturali e vanno aperti, per essere protagoniste della realtà, non spettatrici, credendo nel proprio talento fino alla meta. Recinti culturali che si spalancano quando i rapporti di potere vengono meno, quando l’educazione sentimentale ed emotiva sostituisce il possesso e la subordinazione di un genere rispetto all’altro.

Un fil rouge lega tutte le donne protagoniste di Scelte: la volontà di accogliere le altre come ricchezza e non come competizione, facendo rete e aprendo la strada alle donne che verranno dopo, mettendosi al servizio della comunità democratica e sociale come madri e sorelle. Questo forse è l’aspetto più importante su cui fa riflettere questo libro. Non basta arrivare al vertice, bisogna portare le altre con sé, aprire la strada e non far richiudere il cammino. Ne abbiamo, dopotutto, la prova: non basta essere la prima donna al vertice per essere femminista o per aver risolto la questione femminile. Bisogna camminare insieme, in staffetta, riconoscendo le battaglie combattute dalle madri e sostenendo le figlie in quelle che verranno.

E allora conoscere queste storie è un antidoto per non tornare indietro, per non rischiare di ricadere in dinamiche distorte di disuguaglianza, di opacità, di disparità in tempi in cui, nell’America trumpista, riemerge il dibattito sul voto alle donne tra le comunità di estrema destra, che vuole le donne a casa, a far figli, con il marito rappresentante della famiglia. Una deriva estrema che va arginata prima ancora che prenda minimamente sostanza, in uno scenario distopico che rischia di profilarsi all’orizzonte.

C’è ancora molta strada da fare, insieme. C’è una domanda che tantissime donne, anche tra quelle che danno voce a Scelte, si sono sentite e continuano a sentirsi porre ai colloqui di lavoro, anche se non si potrebbe, anche se non sta bene, anche se la privacy… lei pensa di avere figli? Dobbiamo scardinare questa visione per cui la maternità è limite. Non è così, è una forza che va accompagnata, sostenuta, valorizzata. Eppure, tutt’ora, scandisce il momento in cui tante donne si trovano di fronte a scelte obbligate tra lavoro e famiglia.

E allora queste storie, tutte, dimostrano che non ci sono limiti insuperabili e che non c'è professione che le donne non possano fare, scegliendo di volere tutto, lavoro e famiglia: la sfida politica e culturale è creare le condizioni per cui tutte le altre, dopo le prime, possano trovare un cammino aperto, una strada tracciata, perseguendo talenti e passioni senza farsi distogliere. Perché far crescere i talenti delle donne, ripartire i carichi di cura equamente, garantire pari salari e pari opportunità, vuol dire rendere più forte la democrazia, con la partecipazione, con la cultura e con l’impegno di tutte e tutti. La parità è un valore e un diritto che va nutrito e difeso ogni giorno, senza mai darlo per acquisito o scontato, per una crescita sana della nostra comunità, nella consapevolezza che i cambiamenti culturali profondi richiedono tempo e costanza, prendendo posizione, scendendo in piazza, prendendo per mano le nuove generazioni.

Maria Montessori scriveva che l’educazione comincia dalla nascita. Ma si costruisce ogni giorno, anche raccogliendo il testimone da chi c’è stato prima di noi. L’educazione alla democrazia, allo stato di diritto come alla parità passa per la scuola, oltre che per la famiglia, come luogo di comunità educante dove è fondamentale raccontare le scelte che hanno cambiato il corso della vita di tante e tanti. Tutte queste scelte sono espressione di una battaglia delle idee che nasce dalla convinzione che la democrazia si rafforzi solo coltivando la memoria e scegliendo da che parte stare.

Le scelte che facciamo ogni giorno definiscono le persone che siamo, ma soprattutto possono essere spiragli che permettono ad altre di intravedere e trovare la propria strada. Scelte femminile plurale è un sostantivo aperto, come lo sono le scelte che possiamo fare.

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