Le opposizioni insorgono su Regeni: «il ministro Giuli chiarisca in aula»

ANSA
È diventato un caso il rifiuto del ministero della Cultura alla concessione di fondi pubblici per il documentario su Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. Un caso che ora rischia di mettere ulteriormente in difficoltà la maggioranza, già in affanno su post-referendum, questioni internazionali e dossier energia. E mentre le opposizioni chiedono un intervento in aula del ministro Giuli per chiarire i criteri di assegnazione, due dei 15 esperti della commissione che assegna i contributi selettivi al cinema hanno rassegnato le dimissioni.
Appare infatti difficile comprendere come il documentario prodotto da Simone Manetti, in cui si ripercorre la storia del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto, non sia stato considerato meritevole di ricevere finanziamenti pubblici. «Parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale, eppure esclusa dal sostegno pubblico senza motivazioni convincenti – commenta in una nota la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga - Quanto sta accadendo conferma le criticità che abbiamo già sollevato sulla riforma del sistema di assegnazione dei fondi al cinema voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni. Una riforma che ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata, eliminando meccanismi automatici e trasparenti». Una decisione su cui ora le opposizioni chiedono risposte con le interrogazioni di Partito democratico, +Europa e Avs che chiedono risposte al ministro della Cultura Alessandro Giuli.