Le mille giravolte di Cassese che ora attacca la sinistra

Il giurista imputa alla sinistra di brandire la Carta, ma ha sostenuto premierato, Italicum e regionalismo spinto: proprio ciò che oggi finge di deplorare

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ANSA

Ennesima polemica strumentale di Sabino Cassese. Celebrato giurista. Adesso sul Corriere se la prende con la sinistra, rea di brandire la Costituzione dopo essere stata incapace di applicarla quando ha governato.

Accusa bizzarra, visto l'ampio contributo fornito al riguardo dalle forze progressiste dal dopoguerra ad oggi, sia dall'opposizione che al governo. Dalle lotte per le autonomie a quella per il welfare nella grande stagione riformatrice degli anni 70. Fino alle unioni civili, alla parità di genere e alle battaglie per difendere la Costituzione, che lui, Cassese, viceversa avrebbe voluto stravolgere col Premierato ieri con Renzi e oggi con Meloni, collaborando alla sua controriforma della democrazia parlamentare. Di cui lo Stabilicum è la premessa, con elezione diretta del capo della coalizione.

Già tempo addietro, sul Corriere, Cassese aveva deprecato la fine della partecipazione, la moltiplicazione dei partiti, il loro tratto oligarchico, la perdita di influenza dei media di carta etc. Ma gli sfugge ieri come oggi che alla base di tutto ci fu la liquidazione dei partiti. Da lui giudicata, nei fantastici anni 90, eredità obsoleta del ’900 e del fascismo! Con l'orgia maggioritaria da Cassese sempre sostenuta, che ha fatto dei partiti accrocchi elettorali o aziendali. Trasversali, salvo, guarda caso, FdI, che identità ne ha eccome: mix di populismo e tradizione.

E poi Cassese ha perorato, come si diceva, lo sciagurato Premierato. E l'Italicum. Supportando Giorgia sul Melonellum. Legge truffa o la va o la spacca, con premio monstre dal 42 minimo al 55. E cioè. Direttismo anti-parlamentare e anti-partiti ridotti a listoni ambaradan. E plebiscito che genera verticismo plebiscitato.

Ma su tutto questo Cassese glissa sempre e passa. Così come glissa sul fatto che fu sempre e solo la destra, nel dopoguerra, ad attaccare il regionalismo, salvo oggi brandire la famosa autonomia differenziata, che già la Corte Costituzionale ha fatto a brandelli per manifesta incoerenza con i principi di eguaglianza tra cittadini, nella distribuzione delle risorse tra le varie regioni, a partire dalla sanità.

Oggi Cassese quindi salta in groppa al regionalismo spinto, fino alla secessione, ma dopo aver per tutti gli anni 80 e 90 criticato le regioni come "postificio" e carrozzoni partitocratici, mentre ora invece le celebra come forme democratiche che la sinistra avrebbe a torto trascurato. Tradendo la bandiera della Costituzione che a torto, dice sempre Cassese, ora l'opposizione inalbera.

Insomma, prima il giurista ha tartassato le regioni. Poi ora invoca federalismo leghista. Infine, prima aveva esaltato il Premierato. Poi ne depreca i difetti perché esso celebra la governabilità decidente come unico totem. Pur trattandosi dello stesso Premierato e dello Stabilicum che pure lui, Cassese, fu chiamato dalla destra a elaborare!

Insomma. Uno dei massimi responsabili di ciò che depreca, depreca quel che di fatto lui ha sempre perorato. Poi, non contento, dopo aver voluto stravolgere la Costituzione, alla fine imbraccia la bandiera della Costituzione, accusando la sinistra di non averla voluta attuare! Tanto per stare in equilibrio con la coccarda del saggio probo viro, aspirante quirinalizio e garante buono in ogni caso.

Insomma, Cassese scassa e cassa la Costituzione, e poi deplora, e glissa, e poi risuona la grancassa. C'è da diventar matti. Cassiamo Cassese!

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