L'ascesa dei socialisti americani, tra critica al partito e opposizione a Trump

Con la vittoria di Angie Nixon alle primarie in Florida si conferma la crescita del DSA, l'ala socialista del partito Democratico passata in dieci anni da 4.800 iscritti a oltre 120mila. Ora la sfida sarà portare in Congresso i candidati socialisti

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Negli Stati Uniti la sorpresa arriva dalla Florida: Angie Nixon, deputata statale e iscritta ai Democratic Socialists of America, ha conquistato la candidatura democratica al Senato battendo Alexander Vindman con il 56,1% contro il 43,9%, nonostante abbia raccolto finanziamenti per meno di un milione di dollari contro oltre 16 milioni del rivale. Il risultato completa un percorso di crescita enorme dell’ala sinistra del partito: Melat Kiros in Colorado e Donavan McKinney in Michigan hanno sconfitto deputati uscenti; Chris Rabb ha prevalso in Pennsylvania, mentre Claire Valdez e Darializa Avila Chevalier si sono imposte a New York.

Non è ancora "un’onda socialista” che travolge l’ala moderata del Partito democratico, ma è senza dubbio più di una serie di exploit locali. Questi risultati mostrano che in un periodo storico in cui gli Stati Uniti sono più che mai in difficoltà, opporsi a Trump non basta più. Per i candidati democratici non è infatti più sufficiente manifestare il proprio disappunto per le politiche del Tycoon, nemmeno per politici di alto profilo: notorietà, sostegno dell’establishment e grandi finanziamenti possono essere battuti dal radicamento e da proposte concrete. I candidati vicini al DSA (Democratici e socialisti americani) mettono al centro salari, sanità universale, affitti, tassazione dei grandi patrimoni e no alle guerre, trasformando la rabbia contro la Casa Bianca in una critica a un partito, quello democratico, percepito come distante dai bisogni reali.

Si tratta di un cambio di passo non indifferente per la sinistra americana, che negli ultimi 10 anni è cresciuta esponenzialmente. Dal 2015 ad oggi gli iscritti al DSA sono passati da poco meno di 5mila a oltre 120mila. E senza mai diventare maggioranza i socialisti americani stanno già modificando l’agenda democratica: obbligano il partito a tornare sulle condizioni materiali di vita e indicano una strada per ricostruire entusiasmo tra giovani, lavoratori e ceti popolari. Ora verrà la vera sfida: trasformare l’entusiasmo per le primarie in vittorie reali a novembre per incidere in modo concreto sulle politiche del Congresso.

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