L’America del 4 luglio tra libertà tradita e declino climatico globale
A 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza, Trump sogna un potere regale mentre il caldo estremo cancella le parate e svela i limiti della retorica Usa oggi.

ANSA
Il 4 luglio 1776 fu promulgata la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America: 13 colonie britanniche della costa nordamericana si resero autonome dall’Impero Britannico inaugurando la stagione delle rivoluzioni politiche del mondo moderno. Quella americana, in particolare, ruotava intorno al guadagno della libertà, cioè dell’autonomia politica ed economica dai condizionamenti delle monarchie europee. Dopo 250 anni di storia, gloriosa e convulsa, il Presidente Trump cerca di diventare re: sogna che il suo volto venga scolpito sul Monte Rushmore insieme con i padri fondatori, trasforma la Casa Bianca in un dorato tempio del cattivo gusto, perseguita i migranti, innalza muri ai confini, distrugge quei pochi accenni di welfare, mette in ginocchio le università, ricatta le imprese, esercita le prerogative decisionali sulla base della propria convenienza finanziaria, riduce i finanziamenti per la cooperazione internazionale, la sicurezza alimentare e, soprattutto, la transizione ecologica, letteralmente in ginocchio dopo 3 anni di cura repubblicana.
La notizia a proposito delle celebrazioni per i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza, a questo proposito, non potrebbe essere più ironica e, forse, profetica: Washington cancella la parata prevista perché fa troppo caldo. Conta, ovviamente, il riscaldamento globale, che secondo tutte le stime ha determinato l’innalzamento della media delle temperature notturne della capitale, in particolare di quelle notturne e una pesante umidità legata all’aumento delle temperature dell’Oceano in fascia tropicale. L’ondata di calore investe tutta la regione: anche New York cancella la sua parata; persino Philadelphia, dove la Dichiarazione è nata. Mentre Trump parla di Stati Uniti come “nazione eletta” e si improvvisa come suo profeta, la realtà resiste sempre alla propaganda e pone sfide inedite al paese che, per molti anni, è stato il più potente del mondo. La storia insegna che l’ascesa al potere di opportunisti, fanatici e buffoni è spesso essa stessa segno del declino: forse, da parte democratica, una nuova generazione di politici socialisti sta emergendo in reazione a quest’ultima, nevrotica pagina della vita nordamericana, mossa dalla convinzione che gli Stati Uniti non usciranno dalla decadenza senza diventare un po’ più giusti e certamente più attenti all’impatto ecologico e sociale della loro economia.
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