L’alternativa comincia dalle piazze
Il tavolo tra PD, M5S e AVS deve aprirsi alla partecipazione. Ai leader serve generosità per costruire il programma e dare forza all’alternativa.

ANSA
Oggi è la giornata della mobilitazione di lavoratori e studenti che scendono nelle piazze per contrastare le politiche del governo Meloni, per chiedere pace, per rivendicare fondi e risorse per la sanità, la scuola, per combattere il carovita, per avere salari realmente dignitosi. Spettatori interessati sono, da una parte, la destra dei continui decreti sicurezza e dell’inazione di fronte all’inflazione che mangia gli stipendi e la serenità di lavoratori e famiglie, e, dall’altra, le forze di opposizione, che in quelle piazze possono trovare nuova linfa in vista delle prossime elezioni politiche, a patto che sappiano ascoltarle e comprenderle.
A onor del vero, però, le forze progressiste sono “in ascolto” da un po’. Tenere insieme le rivendicazioni che salgono dalle tante piazze pacifiche, ma risolute, e la prospettiva del governo è il compito che devono svolgere le forze dell’alternativa. Per questo, la notizia dell’avvio del tavolo di confronto sul programma tra PD, Movimento 5 Stelle e AVS rappresenta anche per tante e tanti che si stanno mobilitando una buona notizia: non si tratta solo di consegnare una “sponda politica” alla piazza, ma soprattutto di aprire a una partecipazione dal basso, larga e partecipata, la costruzione di una proposta politica alternativa che non si risolva esclusivamente in una “conta” tra leader alle primarie.
Effettivamente, programma, perimetro della coalizione e primarie sono i nodi da sciogliere rapidamente per essere pronti alle sfide del prossimo anno. Il perimetro, come il programma, non può costruirsi su veti contrapposti, ma sulla politica, sulla sintesi necessaria a dare risposte a chi sta scivolando nella rassegnazione e nella sfiducia: a questo sono in tanti a potere concorrere, esattamente come accade in tante amministrazioni locali e regionali.
Accanto alla “politica”, però, servirà la “generosità” sia dei leader che delle forze politiche affinché le primarie possano essere davvero uno degli strumenti di coinvolgimento di un popolo che a lungo è stato distante e per cui basterebbe un solo errore per allontanarsi diffidente. La generosità, dunque, è chiamare a essere protagonisti militanti, simpatizzanti, semplici cittadini sulle priorità programmatiche e mettere sullo sfondo la contesa sul proprio nome e sulla propria funzione. Dicevano i latini: «Nomina sunt consequentia rerum». Mai come in questo caso, per il campo dell’alternativa e della Costituzione, per i progressisti, tale massima può rivelarsi utile.
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