L’agenda ambientale dei BRICS sfida il G7 per la transizione ecologica

Da Nuova Delhi, un programma su stili di vita, foreste, economia circolare e adattamento climatico, centrato sulle persone e sulla cooperazione del Sud Globale.

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ANSA

La 12ª Riunione dei ministri dell’Ambiente dei BRICS si è conclusa ieri a Nuova Delhi con un profondo senso di responsabilità e anche di ottimismo. I Paesi BRICS rappresentano collettivamente il 49,5% della popolazione mondiale, circa il 40% del Prodotto lordo globale e il 26% del commercio internazionale, e la loro influenza sull’economia globale, sull’agenda di sviluppo e sulla direzione futura della cooperazione internazionale è crescente.

Mentre il mondo affronta sfide ambientali complesse e interconnesse, i BRICS dimostrano che lo sviluppo sostenibile, l’azione climatica e la crescita inclusiva possono avanzare insieme attraverso il dialogo, le partnership e la responsabilità condivisa. Negli ultimi anni i BRICS hanno lanciato iniziative come Stile di vita per l’ambiente e Un albero nel nome della madre, dimostrando il valore di combinare il restauro ecologico con la partecipazione pubblica e la proprietà comunitaria.

Queste iniziative illustrano anche come l’azione climatica, la conservazione della biodiversità, la costruzione della resilienza e il miglioramento dei mezzi di sussistenza possano rafforzarsi a vicenda, se perseguiti attraverso approcci integrati. È stato in questo contesto che la presidenza dei BRICS ha dichiarato a Nuova Delhi che, così come i Paesi BRICS hanno portato incisività all’agenda del mondo e messo le preoccupazioni del Sud Globale al suo centro, allo stesso modo si sono anche impegnati a promuovere il Forum con un approccio centrato sulle persone, in accordo con quanto già afferma l’iniziativa Stile di vita per l’ambiente.

In merito, il Gruppo di lavoro ambientale dei BRICS si è concentrato sulle seguenti quattro priorità fra loro interconnesse. La prima priorità è la promozione di stili di vita sostenibili, incoraggiando un consumo e una produzione responsabile, il cambiamento comportamentale, la consapevolezza tra cittadini e comunità e la condivisione della conoscenza.

Alla prima priorità si integra quella sulla forestazione, la gestione degli incendi forestali e la resilienza ai disastri, che affronta le crescenti pressioni su foreste, terreni ed ecosistemi naturali attraverso il ripristino integrato del paesaggio, la lotta al degrado del territorio, la preparazione e la risposta agli incendi boschivi, i sistemi di allerta precoce e la resilienza degli ecosistemi.

Rafforzando la cooperazione, condividendo le migliori pratiche e sfruttando i progressi scientifici come il telerilevamento e l’intelligenza artificiale, i BRICS mirano a costruire paesaggi e comunità più resilienti. La priorità dell’economia circolare, poi, riflette un crescente riconoscimento che il tradizionale modello produttivo “prendi-trasforma-distribuisci” non è più sostenibile.

I Paesi membri dei BRICS considerano l’economia circolare un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile e la crescita economica inclusiva e si sono quindi impegnati a cercare di ridurre le pressioni ambientali, creando al contempo opportunità economiche e occupazione verde attraverso una cooperazione internazionale più forte in ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico e sviluppo delle capacità.

Con l’intensificarsi degli impatti climatici, l’adattamento è diventato una necessità urgente, in particolare per i Paesi del Sud Globale che affrontano vulnerabilità sproporzionate.

Una caratteristica distintiva dell’approccio BRICS è il riconoscimento che la conoscenza tradizionale, la conoscenza indigena e i sistemi di conoscenza locale offrono preziose intuizioni per costruire resilienza.

Inoltre, i principi dei BRICS per promuovere la resilienza climatica attraverso l’adattamento centrato sulle persone e basato sulla comunità sottolineano l’integrazione di tali conoscenze con la scienza e la tecnologia moderne, per creare soluzioni specifiche per il contesto, basate su evidenze e culturalmente appropriate.

Insieme, tutte queste priorità riflettono, da parte dei Paesi del Sud Globale, la convinzione, semplice ma potente, che l’azione ambientale deve rimanere incentrata sulle persone, orientata all’implementazione e rispondente alle effettive realtà dei Paesi. I principi di equità, di responsabilità comuni ma differenziate e di rispettive capacità hanno risuonato a Nuova Delhi e quindi, per i BRICS, rimangono fondamentali per una risposta ambientale globale efficace ed equilibrata al cambiamento climatico.

I risultati raggiunti dai BRICS negli ultimi anni sono andati, a mio giudizio, ben oltre le tradizionali dichiarazioni di questo tipo di forum. Essi, infatti, includono lo sviluppo di principi pratici su stili di vita sostenibili, gestione integrata del paesaggio, preparazione agli incendi boschivi e adattamento basato sulla comunità, oltre a rapporti tecnici, piattaforme, dialoghi e reti di condivisione della conoscenza. Questi risultati riflettono mesi di collaborazione, negoziazione e costruzione di consenso tra i Paesi membri e dimostrano il valore della cooperazione multilaterale nell’affrontare le sfide ambientali comuni.

Inoltre, gli sforzi messi in atto dai BRICS per ridurre l’intensità delle emissioni, espandendo al contempo la capacità energetica non fossile, rafforzano la convinzione che sviluppo e responsabilità ambientale possano progredire insieme. In media, negli ultimi cinque anni, 2021-2025, i BRICS hanno ridotto l’intensità delle emissioni del 30%, mentre le fonti non fossili oggi rappresentano solamente il 50% della loro capacità elettrica installata.

Il rinnovato contributo dei BRICS per i prossimi dieci anni, 2026-2035, riflette ulteriormente il loro impegno a promuovere l’azione climatica, sostenendo allo stesso tempo uno sviluppo inclusivo e la sicurezza energetica. I BRICS cercano quindi di contribuire in modo significativo alla governance ambientale globale, offrendo al contempo benefici tangibili alle comunità sul campo.

Il successo di questi sforzi sarà, in ultima analisi, misurato non solo dall’adozione di principi, ma dalla loro capacità di rafforzare gli ecosistemi, sostenere i mezzi di sussistenza e costruire un futuro più sostenibile e resiliente per tutti. Un’ambiziosa agenda che tutti i Paesi del G7 dovrebbero seguire.

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