La tregua su Truth, le bombe su Kyiv
I raid russi smentiscono Trump. Tra caro energia e midterm, il presidente cerca risultati da esibire alle urne, mentre l’Ucraina resta sotto attacco.

Archivio Rinascita
La “tregua energetica” annunciata sabato da Donald Trump sul social Truth non ha prodotto i frutti sperati: i nuovi raid russi della scorsa notte sulle infrastrutture energetiche di Kyiv hanno infatti violato il suddetto “accordo” tra le parti belligeranti, lasciando 600.000 persone senza elettricità e causando 3 vittime civili secondo le autorità ucraine.
Le ultime esternazioni del Presidente americano, evidentemente poco aderenti alla realtà, denotano ancora una volta una strategia – se così può essere definita – reattiva e improvvisata, costruita su obiettivi elettorali e sul mantenimento del potere. L’intesa sul gasolio con Mosca, irrilevante dal punto di vista energetico, rappresenta infatti un ulteriore segnale politico della nuova postura americana nel dossier ucraino. Sganciarsi da una guerra che impegna gli Stati Uniti da quattro anni rappresenterebbe in effetti un risultato molto spendibile in vista delle prossime elezioni di midterm, tradizionale banco di prova per il Presidente in carica.
La ricerca di risultati appariscenti è ostacolata tuttavia dall’aumento vertiginoso dei prezzi degli idrocarburi, causato dallo stallo militare in Iran e dal blocco degli stretti fondamentali per il trasporto di petrolio e gas. Rivolta ora contro chi l’ha costruita, la narrativa trumpiana sul costo della vita e sull’economia potrebbe costare al Presidente l’appoggio dell’elettorato moderato, composto da middle class e autotrasportatori, tradizionale backbone del tycoon newyorkese. Un effetto boomerang indesiderato, che potrebbe aprire le porte del Congresso a nuove forze progressiste in grado di contrastare non solo il GOP ma anche le forze moderate all’interno dei democratici, nella speranza di imprimere una svolta nella gestione degli affari internazionali.
Al brusio dei calcoli politici, nel frattempo, si contrappone il silenzio sul fronte ucraino, rotto solamente dal tuono dei cannoni.
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