La strada giusta di Elly

La segretaria dem rilancia la sfida a Palazzo Chigi. Il lavoro per tenere insieme il campo progressista diventa il cuore della sua candidatura.

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ANSA

«Io ci sono! Pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità come candidata alla Presidenza del Consiglio, con o senza le primarie». È il passaggio con cui Elly Schlein, davanti all’Assemblea nazionale del Partito Democratico del 18 ottobre, ha reso esplicita la sua ambizione a Palazzo Chigi.

Alla guida del Partito Democratico dal marzo 2023, Elly Schlein ha superato nell’agosto scorso il primato di Pier Luigi Bersani per durata di un mandato consecutivo da segretario: oltre tre anni e mezzo, un record nella storia del partito. L’Assemblea ha approvato la modifica dello Statuto che le consentirà di proseguire oltre la scadenza naturale del 12 marzo 2027, evitando che il congresso cada nel pieno della campagna per le elezioni politiche.

Fatto salvo 1 astenuto e 1 contrario, con 602 voti l’assemblea ha votato quasi all’unanimità, dando piena fiducia alla segretaria e lanciandola come candidata del Partito Democratico alla Presidenza del Consiglio. È un passaggio politico importante che dà il via «all’ultimo miglio»: costruire il programma comune e scegliere chi guiderà la coalizione. Le primarie restano oggi l’ipotesi più concreta, sostenuta con forza da Giuseppe Conte e accettata da Schlein, ma il percorso deve ancora essere formalizzato. La segretaria dem ha indicato una sequenza precisa: prima il programma, poi la leadership. Conte, da parte sua, spinge perché i tempi siano rapidi.

Elly Schlein porta così a casa un risultato politico che va oltre la proroga del mandato: essere riuscita, in questi anni, a riportare nello stesso perimetro le principali forze del fronte progressista che oggi è il più competitivo d’Europa contro l’avanzata delle destre. Un campo largo che il 25 settembre 2022 si presentò diviso, permettendo a Giorgia Meloni di garantirsi una larghissima maggioranza: 59% dei seggi, nonostante la coalizione dell’attuale premier raccolse solo il 26% degli aventi diritto al voto.

Al di là del risultato delle probabili primarie, con il passaggio di ieri Schlein si attesta la regia politica della coalizione, parlando di «ostinazione, testardaggine unitaria e convinzione cucita per anni in parlamento, nei territori e nelle piazze» restituisce la sua abilità nel tenere insieme sensibilità e differenze politiche potenzialmente divergenti. Quel suo definirsi «testardamente unitaria», ripetuto per mesi, racconta una scelta: Schlein rivendica di avere lavorato all’alleanza con «ostinazione e testardaggine unitaria» e ha voluto chiamare l’assemblea proprio «Unità – Per cambiare l’Italia».

Conte resta il principale interlocutore e, in caso di primarie, il confronto tra i due appare quello politicamente più rilevante. La partita, però, resta aperta e riguarda anche regole, programma e perimetro dell’alleanza. Dopo il «non ci avete visto arrivare», il «testardamente unitari» entra nel vocabolario di una segretaria che, oltre a rappresentare la più longeva guida del partito, ieri con le sue parole si è presentata come una «fuori standard» con tutte le carte in regola per ambire alla guida del Paese.

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