La spirale dell’odio: la guerra rende impossibile la pace

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ANSA

Nel comunicato diffuso nelle ultime ore i pasdaran, in sostanza, vogliono “braccare e uccidere Netanyahu”. Niente di nuovo sotto il sole, se non la riproposizione di un concetto vecchio quanto il mondo: la guerra non esporta la pace, ma alimenta sentimenti di odio. Del resto, come si poteva pensare che dopo l’uccisione di Ali Khamenei potesse esserci un barlume di dialogo?

Il primo passaggio in netta contrapposizione a questa fantasia è arrivato con la nomina della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, figura di continuità del regime iraniano sempre più contraria al dialogo con Israele. Ora ci pensano i pasdaran a rimarcare ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il rilancio dell’offensiva iraniana a difesa dell’esistente.

Messaggi di morte rivolti a Netanyahu che ricordan un principio autoevidente: le bombe creano odio, sempre e comunque. Anche perché nei bombardamenti che portarono alla morte dell’ex ayatollah finì coinvolta anche una scuola primaria femminile a Minab, dove, fra le 195 vittime, morirono moltissime bambine. Un disastro di proporzioni clamorose che apre a una prospettiva ancora più drammatica.

Dinanzi a questo scenario apocalittico c’è il rischio che gli attacchi della coppia Trump-Netanyahu possano addirittura consolidare il popolo iraniano in chiave antioccidentale ben oltre la prospettiva del regime. Un sentimento che il popolo iraniano conosce da tempo, come dimostra la rivoluzione del 1979 che servì a cacciare — guarda caso — lo scià filoamericano che perseguitava chiunque ostacolasse il regime.

La storia fa giri immensi e poi ritorna? A volte capita, ma le conseguenze sono incalcolabili. Proprio come ora. Solo che in questa fase la strategia bellica come strumento regolatore dell’ordine mondiale, guidata dal presidente americano e dal “socio di guerra” israeliano, sta portando tutti in un vicolo cieco: prezzi del carburante schizzati alle stelle, paura perenne di un conflitto alle porte di casa, la scomparsa del diritto internazionale.

E tempi bui all’orizzonte.