La sicurezza è reciproca: l’Europa torni a cercare la pace
Il riarmo non fermerà la guerra: serve un movimento popolare che riporti l’Europa al negoziato con la Russia e alla cooperazione tra i popoli.

ANSA
L’articolo di Stefano Lucarelli e Simone Oggionni, pubblicato recentemente, propone molte riflessioni sulle ragioni della guerra in Europa e sulla drammatica situazione del popolo dell’Ucraina, ridotta ad “agnello sacrificale” nell’ambito di logiche geopolitiche globali, similmente ad altre guerre dovute alla rottura degli argini di Jalta, del Diritto Internazionale e per lo svuotamento del ruolo dell’ONU: Papa Francesco parlò di “terza guerra mondiale a pezzi” che può diventare totale, su questo insiste anche Papa Leone XIV.
Nell’articolo si cita l’importante documento-appello del 2023 di noti economisti che, respingendo la tesi di uno “scontro di civiltà”, evidenzia che le ragioni delle guerre, anche in Medio Oriente e in Ucraina, vanno ricercate nelle “contraddizioni del sistema economico globale deregolamentato e ai nuovi squilibri nelle relazioni economiche”, per cui non servono le “chiusure protezionistiche” per tutelare il dollaro USA, mentre sollecitano una “nuova iniziativa di politica internazionale per creare le condizioni economiche necessarie per la pacificazione mondiale, prima che si raggiunga un punto di non ritorno”.
Una prospettiva essenziale, ma difficile in breve tempo visto che dovrebbe affrontare anche gli effetti drammatici del cambiamento climatico che stiamo vivendo in diretta per le emissioni di CO2 senza limiti, frutto delle logiche del capitalismo tecno-finanziario, quello stesso che muove le armate per il controllo dei giacimenti fossili residui, come per le materie prime e le terre rare, per tutelare la sua crescita infinita. Le stesse reazioni violente contro il fenomeno delle migrazioni, ben identificato nel libro Effetto serra effetto guerra, sono parte di quel negazionismo che alimenta le reazioni della destra globale, scesa in campo ideologicamente e militarmente, per tutelare lo “status quo fossile”, consumistico occidentale.
Purtroppo, queste logiche sono presenti nei diversi schieramenti geopolitici che si contrappongono. Infatti, pur nelle loro differenze, non ci sono le premesse per l’auspicato confronto strategico globale; così come per la riduzione delle emissioni di CO2 e per la fine alle guerre in Ucraina, in Palestina e in Iran.
In questo contesto, l’Unione Europea per il suo concetto di “sicurezza europea” è giunta all’economia di guerra e al riarmo delle singole nazioni per cui le risorse vengono indirizzate all’industria militare mentre si riducono quelle per i servizi sanitari, sociali e scolastici peggiorando le condizioni di vita di lavoratori e cittadini, mentre i giovani vengono militarizzati, colpendo la “sicurezza” di gran parte dei cittadini europei.
L’aumento del finanziamento alla NATO imposto da Trump e le risorse per il sostegno militare dell’Ucraina assumono sempre più l’aspetto di una “scelta geopolitica” che assegna all’UE la funzione di logoramento per la sconfitta della Russia in una guerra che nessuno può pensare di vincere, si può solo allargare.
Ma anche la Russia rivendica il suo “bisogno di sicurezza”. Un bisogno che trae origine dalle drammatiche invasioni entrate dalle vaste pianure ucraine, ultima quella nazi-fascista con milioni di morti. Già Gorbaciov condizionò l’unificazione della Germania al blocco dell’espansione della NATO verso i confini russi, ottenendo rassicurazioni occidentali, oggi negate. La Russia le ripropose nel 2022 a Istanbul nella trattativa sulla guerra in Ucraina chiedendo la sua “neutralità” e il non ingresso nella NATO per non avere truppe e armamenti di altri Paesi sui confini con l’Ucraina.
L’intervento di Gran Bretagna e USA fece saltare il possibile accordo, impegnandosi a sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa; impegno che oggi i “volonterosi”, cioè Gran Bretagna, Germania e Francia, stanno trasformando in “difesa aggressiva” con il sostegno logistico ai droni, la decisione di dotare l’Ucraina di missili capaci di colpire il territorio russo e le loro manovre militari congiunte al confine con la Russia.
In questo contesto il rifiuto dell’UE di nominare un proprio rappresentante per la trattativa con la Russia evidenzia una sua grave responsabilità verso i cittadini ucraini ed europei. Paradossalmente, anche il concetto di “difesa comune europea”, se ben attuato, avrebbe ben altro significato se fosse accompagnato dalla chiara volontà di una trattativa con il nemico, cioè con la Russia, e viceversa.
La storia non sembra andare nella direzione auspicata. Come si è visto la logica europea della “sicurezza, senza se e senza ma”, porta in un vicolo cieco. Questa “logica assoluta” esaspera la situazione, dando fiato a chi pensa che “la migliore difesa sia l’attacco”.
Una cultura che alimenta la “logica del nemico” contrasta con la necessità della cooperazione tra persone, paesi e popoli diversi che illumina la nostra Costituzione e l’idea per una Europa unita, di pace. Una logica che, come si vede, porta alla crescita della destra forcaiola e fascista in tutta Europa.
Ci stanno rubando il “bisogno di sicurezza”, personale e collettiva, sociale e democratica, e oggi anche climatica e pacifica: questo obiettivo non può far parte della cultura di quanti sostengono questo sistema economico e finanziario che alimenta la guerra e sta scardinando il sistema democratico e sociale, ovunque.
Perché rassegnarci a questo scenario di guerra che rende il mondo ancora più ingiusto e invivibile? È ancora possibile pensare che l’azione umana, cioè dei cittadini, possa cambiare il senso delle cose? Perché la contrarietà alla guerra di oltre il 60% degli italiani non si trasforma in un forte movimento popolare che riempie le piazze per la fine della guerra e per la pace? Perché non si lavora per una iniziativa popolare verso il Governo e le forze di opposizione perché l’Italia pretenda che l’Europa si faccia carico di una trattativa diretta con la Russia per la fine della guerra?
Enrico Berlinguer dava un senso chiaro a quel nostro bisogno di sicurezza: “la pace prima di tutto”. Bisogna avere la forza morale e politica di riconoscere le ragioni degli altri, anche del nemico, per potere evitare o concludere un conflitto cercando una mediazione condivisa, guardando lontano.
La fine della guerra in Europa potrebbe avviare una trattativa per una cooperazione espansiva, energetica, economica, culturale e sociale, come premessa per una pace duratura in Europa e nel mondo.
La “sicurezza”, come la pace, è possibile solo se diventa un fatto reciproco. Serve un movimento popolare che si batta per la sicurezza reciproca tra Europa e Russia. Un movimento colto e informato che sappia affrontare le questioni che sono alla base dei conflitti, capace di dare un senso strategico al “bisogno di sicurezza” sempre più forte in un mondo sempre più ingiusto.
Il concetto di “sicurezza reciproca” fa parte della storia dei lavoratori e della costruzione della democrazia nel nostro Paese, ed è una delle ragioni dello stesso “diritto internazionale”, oggi quasi cancellato. La stessa idea di “Europa” nata a Ventotene faceva leva sulla sicurezza, sociale economica e politica, come condizione per la pace e la convivenza tra popoli diversi, in Europa e nel mondo.
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