La questione meridionale oggi: il Sud tra autonomia, veleni e voci perdute
Dal divario Nord-Sud all’autonomia differenziata, un viaggio tra fallimenti industriali, spopolamento e intellettuali che seppero difendere il Meridione.

Archivio Rinascita
Esiste ancora la Questione Meridionale? Dopo il fallimento delle politiche nazionali in favore del Sud Italia, nel dicembre 2024 abbiamo assistito all'approvazione da parte del Parlamento italiano della Riforma dell'Autonomia Differenziata che, inevitabilmente, accentuerà il gap economico fra il Nord ed il Sud italiano. Diciamoci la verità: che l'unificazione nazionale sia stata o meno una annessione cui è seguito un vero e proprio saccheggio delle risorse di quello che era il Regno di Napoli, ormai conta poco; considerato che, nonostante qualche sogno neoborbonico al Sud e quello secessionista della "Padania libera" al Nord, non solo è impossibile tornare indietro, ma occorre comunque ammettere che con lo Stato unitario, per alcuni aspetti, si è riusciti a fare poco o nulla per il Meridione italiano, che appare sempre più marginalizzato. Ai nostri giorni, l'Italia meridionale è l’area arretrata più estesa d’Europa in cui si registra uno spopolamento che fa paura. Tra il 2002 e il 2021 sono andate via dal Mezzogiorno 2,5 milioni di persone. Di queste, 800 mila avevano meno di 35 anni. Entro il 2080 si prevede una perdita di oltre altre 8 milioni di residenti. Eppure, rispetto ad alcuni decenni fa, se ne parla sempre meno.
Se si guarda alla politica industriale dell'ultimo cinquantennio dobbiamo, purtroppo, ammettere che nel Sud invece di portare economia ha, addirittura, finito con l'avvelenare l'arco jonico. Si pensi, per quanto riguarda Taranto, alla grave crisi ambientale causata dalle emissioni industriali – polveri sottili, diossina e benzoapirene – dell'ex Ilva e del Polo siderurgico. L'inquinamento ha colpito pesantemente la città e i quartieri periferici, come Tamburi, generando pesanti conseguenze sulla salute pubblica. Dal 2012 ad oggi le vicende dell'impianto hanno portato a inchieste per disastro ambientale, sequestri e processi che hanno segnato la storia recente della città; eppure i fumi dell'Ilva continuano ad ammorbare il capoluogo pugliese. Poche centinaia di chilometri più a Sud, fra ritardi, omissioni e promesse mancate dell'Eni, da troppo tempo a Crotone si aspetta la bonifica delle ex aree industriali e delle discariche fronte mare di Enichem Pertusola. Sotto la stessa area industriale aspettano di ritornare alla luce i reperti archeologici dell'antica Kroton, ma questa è un'altra storia, emblema della mancanza di una visione politica che, sino ad oggi, ha caratterizzato l'intera politica calabrese. I rifiuti tossici dell'Enichem – metalli pesanti come rame, piombo, zinco, cadmio, idrocarburi e sostanze tossiche – intanto sono stati tombati un po' ovunque, finanche sotto il Castello di "Carlo V". Un'area del Castello è stata interdetta ai visitatori, comprese alcune sale della biblioteca civica.
La situazione ambientale meridionale sarebbe stata peggiore se, nel 2003, la popolazione lucana non si fosse indignata con la "marcia dei centomila" di Scanzano Jonico contro la scelta della cittadina per il deposito nazionale di scorie radioattive contenuta in un decreto legge che il Governo ha dovuto ritirare proprio per le vivaci proteste della popolazione. In questo "mare magno" di problematicità, avvertiamo la mancanza di voci capaci di difendere, con la propria autorevolezza, il Sud italiano. Non era così al termine della Seconda Guerra Mondiale quando, grazie a un'intellettualità principalmente di sinistra, si è fatta voce e difesa del meridionalismo con i propri ed intensi approfondimenti. Poi la crisi delle ideologie, descritte come il male maggiore della società contemporanea, è sfociata in un relativismo etico e morale dal quale sono scomparse quelle voci scomode perché libere che, in un periodo lontano ma non troppo, hanno avuto il coraggio di prendere posizioni coraggiose, pure a difesa del Meridione italiano. A trent'anni dalla morte di Danilo Dolci, un trentino eretico e corsaro che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per la Sicilia e la sua popolazione, il presente lavoro è stato immaginato come un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria. Oltre alla rivolta pacifica del "Gandhi siciliano" ho provato a raccontare altre voci che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco nel difendere il Sud. In fondo, le loro analisi ci paiono ancora attuali e meritevoli di non venire dimenticate.
Nel 1996 il sociologo pugliese Franco Cassano pubblicava un saggio destinato a produrre entusiasmo dedicato al cosiddetto pensiero meridiano. Attraverso il proprio studio, lo studioso ha offerto ai propri lettori un approccio al meridionalismo con cui il Sud italiano può guardare al suo futuro senza restare succube del modello capitalistico dell’Occidente industrializzato, nella consapevolezza che tutti i Sud del mondo devono pensare a costruire il proprio futuro senza farsi colonizzare da modelli esterni e senza inseguire mete che li snaturerebbero, come purtroppo troppe volte è avvenuto. Nel 1993, inoltre, era stato fondato a Napoli il movimento neoborbonico con lo scopo di promuovere l'orgoglio identitario del Sud e contestare la narrazione ufficiale a favore di un'analisi revisionista del periodo pre e post unitario. Il movimento, che non è un partito politico e non ha finalità monarchiche o separatiste, si concentra, attraverso la pubblicazione di saggi e la convegnistica, a recuperare la memoria dei primati industriali, scientifici e sociali del Sud preunitario.
Dai tempi di Franco Cassano sembrano essere passati millenni e certamente più dei trent'anni realmente trascorsi, con pericolose trasformazioni sociali mutazioni che certamente non ci saremo aspettati. Oltre che la riforma dell' Autonomia differenziata, negli scorsi mesi ha fatto molto discutere l' approvazione da parte del Governo del Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) dal 2021 al 2027 delinea chiaramente intendimenti contro cui la sinistra deve avere il coraggio di confrontarsi, particolarmente in questi giorni in cui abbiamo ricordato la morte di Enrico Berlinguer: un meridionale che ha amato il Sud fino agli ultimi momenti della sua intensa vita.
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