La purezza che aiuta la destra

La prima piazza del campo progressista è stata segnata dalle contestazioni. Ma dentro il caos di Napoli si è visto qualcosa di più profondo: la differenza tra chi prova a costruire un'alternativa di governo, pur tra culture diverse, e chi trasforma la propria purezza ideologica in ostilità verso chi gli è più vicino.

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ANSA

La sinistra che vuole governare deve saper reggere il conflitto. Quella che vuole restare pura, spesso, finisce per combattere chi le è più vicino. A Napoli la prima piazza del campo progressista non è stata una liturgia ordinata. Prima la protesta dei disoccupati organizzati, radicata in una domanda sociale reale. Poi la contestazione di Potere al Popolo, che ha interrotto gli interventi e trasformato il palco di Pd, M5S e Avs nel bersaglio principale. Una cosa è il disagio che chiede ascolto; altra cosa è la scelta politica di impedire a una coalizione di parlare.

È qui che il fatto diventa rivelatore. Il campo progressista arriva a questa fase pieno di nodi: leadership, programma, politica estera, rapporto con le forze moderate. Nessuno può fingere che basti una foto a quattro per costruire un'alternativa. Ma proprio per questo Napoli dice qualcosa. Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli provano a stare nello stesso spazio, pur partendo da culture diverse. Potere al Popolo sceglie invece un'altra strada: non incalzare quella coalizione sul merito, ma contestarne la legittimità stessa. L'autosufficienza identitaria ha sempre un vantaggio: non deve misurarsi con la fatica del governo. Può giudicare, interrompere, scomunicare. Ma quando il bersaglio diventa chi prova a costruire un'alternativa alla destra, il conflitto smette di essere radicalità e diventa sabotaggio. E infatti Meloni ha potuto fare la parte della garante della libertà di manifestare: il regalo politico perfetto.

Napoli non ha mostrato una coalizione compiuta. Ha mostrato un bivio. Da una parte la fatica di mettere insieme differenze per contendere il governo alla destra. Dall'altra la tentazione di restare minoranza incontaminata, combattendo chi dovrebbe essere il primo interlocutore. La sinistra può discutere, dividersi, correggersi. Ma se scambia la purezza per politica, finisce per lasciare il potere agli altri.

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