La prima volta a memoria d'uomo, siamo davvero soli insieme
Draghi avverte: l’Europa rischia il declino tecnologico. Roma prova a reagire con ricerca, startup e un nuovo polo dell’innovazione a Pietralata.

ANSA
270 miliardi di euro all'anno. È la differenza di spesa per ricerca e sviluppo tra le imprese americane e quelle europee. DUECENTOSETTANTA MILIARDI. Un abisso in cui stiamo cadendo lentamente, con la flemma tipica di chi ancora non si è accorto che il pavimento sta franando.
Mario Draghi è stato fra i primi a sottolineare quel dato, nel Settembre 2024, presentando il Rapporto sulla competitività europea. Qualche giorno fa, ad Aquisgrana, Draghi è tornato a parlare, ma il tono era diverso. Più urgente, perentorio.
«Il mondo che un tempo aiutava l'Europa a generare prosperità non esiste più: è diventato più duro, più frammentato e più mercantilista», ha detto. E poi la frase che mi ha colpito di più: «Per la prima volta a memoria d'uomo, siamo davvero soli insieme».
Soli insieme. Due parole che sembrano contraddirsi ma descrivono perfettamente il momento che stiamo vivendo.
Oggi l'Unione Europea è rimasta sola. Oltre l'Atlantico, non è più scontato che gli Stati Uniti proseguano nell'impegno a preservare l'ordine che hanno contribuito a costruire. Decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente.
E nemmeno la Cina sembra offrire un'alternativa credibile: sul piano economico sta producendo surplus industriali su una scala che rischia di destabilizzare i mercati globali, mentre sul piano geopolitico mantiene un asse sempre più stretto con la Russia, alimentando ulteriori tensioni internazionali.
In questo scenario, sono tre le debolezze strutturali identificate da Draghi: la dipendenza dalla domanda esterna, le vulnerabilità strategiche — compresa l'energia — e il ritardo tecnologico, soprattutto nell'intelligenza artificiale.
Circa la metà della crescita della produttività nel prossimo decennio potrebbe derivare dall'intelligenza artificiale. In nessun momento, nella memoria recente, una parte così grande del nostro futuro economico è dipesa da una singola trasformazione tecnologica.
Eppure l'Europa è in ritardo. Grave, strutturale, colpevole ritardo. L'insieme degli stati membri dell'Unione Europea spesso non riesce a dare risposte all'altezza delle sfide che ha di fronte, e il risultato è un'azione così inadeguata da diventare peggio dell'inazione.
La soluzione proposta da Draghi ha un nome preciso: "federalismo pragmatico".
Tradotto: chi vuole, vada avanti. Non aspetti che tutti siano d'accordo. Non aspetti che il processo sia perfetto. Metta la sostanza prima del processo.È un invito alla responsabilità che vale per l'Europa, ma anche per ogni singola città, per ogni singolo territorio.
Qui entra in gioco Roma: la nostra città ha tutte le carte in regola per giocare questa partita.
230mila studenti universitari, oltre 12mila imprese tecnologiche, 4,4 miliardi investiti ogni anno in ricerca e sviluppo, grandi gruppi come Enel, Eni, Leonardo, Ferrovie, Poste. E poi Euronext Clearing, la più grande cassa di compensazione del continente, che ha sede qui, le dorsali sottomarine del traffico dati internazionale, che arrivano qui, il primo centro italiano dedicato alle tecnologie quantistiche, che è nato qui. Attorno al Tecnopolo Tiburtino stiamo costruendo qualcosa di serio. Adesso serve il salto di qualità.
Il sindaco Gualtieri ha appena annunciato il progetto per un campus dell'innovazione da 40.000 metri quadri nel quadrante di Pietralata. Una struttura capace di ospitare contemporaneamente almeno 200 startup nei settori del quantum computing, dell'intelligenza artificiale, della robotica, delle scienze della vita, dell'aerospazio. Un riferimento esplicito ai modelli che funzionano: Station F a Parigi, Unternehmer TUM a Monaco, Newlab a New York.
L'ambizione è giusta. La diagnosi anche: senza una piattaforma di scala europea, Roma perde ogni anno opportunità, talenti e investimenti che vanno altrove.
Lo ha detto con chiarezza anche Draghi: l'Europa possiede i risparmi, i talenti e il potenziale energetico per competere nella sfida per la trasformazione tecnologica e digitale.
Abbiamo la materia prima ma non riusciamo a trasformarla in valore. Facciamo ottima ricerca di base e la lasciamo evaporare. Formiamo talenti che poi emigrano, portando con se competenze e idee. Costruiamo ecosistemi che non raggiungono mai la massa critica per decollare davvero.
Il progetto di Pietralata indirizza finalmente Roma e l'Italia nella giusta direzione.
Una direzione che Mario Draghi sta indicando da mesi, come quel saggio che, in un noto proverbio cinese, indica la luna. Non resta che capire se, per una volta, riusciremo a smettere di guardare il dito.
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