La poesia come nuova forma di resistenza
Con Bucaneve, Patrizia Baglione trasforma il dolore in parola condivisa e la fragilità in resistenza. Una poesia lontana dalla spettacolarizzazione del sentimento, capace di cercare nella ferita una nuova possibilità di vita.

ANSA
C’è un’ostinazione radicale, biologica, nel fare poesia oggi. Nell’epoca attuale dominata dall’ingrossamento del capitale verbale, dove le parole sono prodotte in serie per consumarsi nell’istante del mercato, spesso senza un vero sentimento ma solamente per apparire, l’opera di Patrizia Baglione si pone nel panorama della nuova poesia italiana come un corpo estraneo. Un sabotaggio formale. Non emula, non si allinea. Anzi va controcorrente ma cerca e trova la propria strada. Non mette in mostra il proprio dolore ma lo condivide, con delicatezza e con quell’umiltà che ricordano il secolo scorso.
Con la nuova silloge Bucaneve (edita da Interno Libri Edizioni), la giovane poetessa non cerca affatto il rifugio artistico, ma scava una trincea. È l’evoluzione necessaria del cammino iniziato con Madre che resta, opera che aveva già squarciato i tabù sociali legati al corpo e alla perdita nel grembo, trasformando il proprio vissuto personale nel cuore di un dialogo intimo, aperto e condiviso sul nostro vivere comune.
Laddove la società attuale ti impone la rimozione del dolore o la sua mercificazione spettacolare, come avviene sempre piu frequentemente anche nelle televisioni commerciali, la Baglione risponde con la sottrazione a questa spettacolarizzazione del dolore con la precisione chirurgica della parola. Bucaneve è il resoconto di una vera risalita. Il fiore del titolo che richiama i dolci biscottini con cui siamo cresciuti, è un simbolo di rottura: è quel calore spontaneo che scioglie l'inverno dell'indifferenza. La bravura straordinaria dell'autrice risiede proprio in questa maturità, riesce a parlare di un argomento difficile in modo forte, ma senza fare del finto vittimismo .
Risulta davvero difficile non nutrire un profondo sentimento di stima e affetto nei confronti di una giovane poetessa come Baglione. La sua poesia possiede una forza espressiva maestra nel rapire l'animo del lettore, evocando un'empatia così autentica da suscitare il desiderio spontaneo di stringerla in un ideale abbraccio di gratitudine. La sua opera si distingue per la rara capacità di tradurre la sensibilità giovanile (oggi troppo spesso abusata in inutili spot propagandistici) in una poesia universale e profondamente toccante.
Per una giovane donna, che meritatamente risorge aggrappandosi alla vita con le unghie e con i denti, oggi scrivere versi non è un rifugio intimista ma un vero atto di resistenza. Che è profondamente diverso da Ribellione. La sua non è una rivolta rumorosa, ma una presenza silenziosa. Non spezza le catene; fiorisce lo stesso, oltre il cemento.
Baglione abita la parola come una militanza del sentimento, dove la sua intimità del privato cessa di essere solitudine per tradursi in rivendicazione e condivisione. La sua parola non accarezza il lettore; lo interroga, lo costringe delicatamente a sostare nella ferita. Dialogandoci senza avere un muro davanti. In questo scontro frontale la poesia di Baglione riafferma la sua natura iniziale: Lancia senza paura un ordigno di verità sganciandolo contro il presente. Perché lei sia nel campo editoriale che nella poesia lotta quotidianamente per portare avanti un sogno che, nonostante le molteplici difficoltà che conosciamo per sostenere in vita un’azienda, niente e nessuno riuscirà mai a strapparle di mano. Una resistenza che germoglia, tenace, sotto la neve.
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