La pigra ovvietà del solito «ritornello liberal minimalista»

Tra guerre, energia e algoritmi, il richiamo al “buon uso” appare illusorio: il progresso non è neutrale ma campo di conflitto che investe potere, risorse e destino collettivo

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

Su Il Foglio del 2 aprile Alfonso Berardinelli ex fortiniano passato per Quaderni piacentini se la prende con Houellebeq che annuncia distopie per via della Ai, su la Lettura del Corriere. E poi con gli apologeti del tipo magnifiche sorti progressive, che annunciano meraviglie post umane e avventure radiose.

Ma più che altro il critico attacca i "rompicoglioni intellettuali" che non accettano che il progresso sia progresso punto e basta. Insomma l'avete capito. Quello di Belardinelli il solito ritornello liberal minimalista contro apocalittici e integrati, eco di un Eco inteso come Umberto. Gioco facile e scontato però, con tutti i corollari di prammatica: «basta con le oltranze, si accetti la realtà, ci si adatti senza eccessi, importante è il buon uso». Con tanti saluti al Golem e ai profeti di sventure.

Ora c'è anche del vero nel buon senso del critico, ma pure tanta pigra ovvietà. Del tipo da un lato non seccatemi, dall'altro non disturbate troppo il manovratore. Insomma tutto il mondo si scanna per gas, tecnologia energivora, terre rare e stretti di Hormuz, con bollette e rincari, e il critico letterario che fa? Coltiva il suo giardino e dice: date alla gente un telefonino piuttosto che brioches! E ne facciano buon uso.

Dal che si desume che il letterato Arcade e critico dell' ideologia non ha capito che nel globo la tecnica è affare che muove immani risorse e il destino di miliardi di persone, con guerre e migrazioni, intrusione nei crani. E non già un ritrovato da saper maneggiare con istruzioni per l'uso e non di abuso. E neanche ha capito il letterato quietista, che la vera utupia è pretendere oggi di non essere seccato, E potersene stare lieto tra le baruffe della critica e col conforto di una idea dabbene del progresso. Senza incappare in dabbenaggine.