La normalità come arma: dal codice fascista al generale

Dal padre padrone alla retorica del generale, il ritorno dell’ordine patriarcale mostra quanto resti fragile la conquista democratica contro omofobia e antifemminismo.

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ANSA

Il marito è il capo famiglia. La donna è subordinata al marito e in cambio riceve protezione e mantenimento. L’educazione dei figli spetta al padre.

Sono le norme sul diritto civile di famiglia che costituiscono la prima parte del codice civile fascista del 1942. Mio padre, classe 1898, teneva il librone del Codice civile sullo scrittoio del suo studio ed era sempre pronto ad usarlo per leggere ad alta voce quegli appositi articoli nei momenti di controversie familiari e per ricordare a me, alle mie sorelle e a mia madre, sua moglie,che quegli articoli gli davano il diritto di esercitare la patria potestà sulla famiglia. Mio padre era fascista? No, non era né fascista, né un uomo ignorante.

Apparteneva alla piccola classe media borghese meridionale e insegnava diritto ed economia negli Istituti tecnici, profondamente cattolico. Mia madre, educata fin dalla nascita all’accettazione di quelle regole, pur soffrendone , non le ha mai messe in discussione. Come tutte le donne di quell’epoca dava per scontato il dovere di svolgere la sua funzione di angelo del focolare, dedita alla casa, ai figli e all’ubbidienza coniugale.

“Comportati in maniera normale!”, “ Sii normale!”. Erano le frasi che mio padre mi rivolgeva come un mantra ossessivo durante la mia adolescenza. Le usava per imprimere nella mia educazione l’attitudine all’accettazione dei valori riconosciuti dalla maggioranza, per allevarmi alla omologazione del senso comune., condizione che mi avrebbe facilitato ad essere accettata nella società. La ricerca della normalità sociale è stata per decenni il cardine identitario della mia famiglia e del ceto medio italiano, diventando a tratti un’ideologia nazionale. Ha alimentato nella società una ossessione per la sicurezza passiva, il posto fisso, il mattone, ha coltivato un familismo asfittico contribuendo a dar vita a un modello di capitalismo basato sulla micro impresa, sulla bottega, sul risparmio, sulla proprietà della casa, il titolo di studio come status symbol, il cosidetto pezzo di carta, la rendita. Insomma il mantenimento dello status quo. Il concetto di normalità significava anche conformità alle regole morali perché le deviazioni dalla “norma” si riflettevano in maniera profonda sui comportamenti sessuali dell’epoca. Ho sentito spesso parlare di “anormali” nel linguaggio di mio padre .Parlava così degli omosessuali, chiamati anche “pervertiti” o malati perchè allora l’omosessualità era trattata come un disturbo della personalità, capace di minare la virilità.

L’arretratezza culturale e Il conformismo non si può certo attribuire solo alla classe media borghese rappresentata da mio padre perché ben altre sono le matrici e le responsabilità della lentezza con cui il popolo italiano e’ arrivato alla modernità. Ma io ho vissuto sulla mia pelle cosa significasse quel retaggio culturale e non avrei mai immaginato quanti decenni ci sarebbero voluti per arrivare al 1975, l’anno in cui è stato cancellato il codice civile fascista. Il codice che fino allora era stato il pilastro della composizione della famiglia italiana. Il cammino è stato tortuoso e lunghissimo. Nel 1969 la legge che cancella il reato adulterino; Nel 1970 la legge sul divorzio; Nel 1977 la parità di trattamento sul lavoro; Nel 1978 una legge sull’aborto; nel 1981 l’abolizione del delitto d’onore; nel 1996 il riconoscimento dello stupro come crimine; nel 2000 misure per contrastare il femmicidio; nel 2009 legge sullo Stalking e l’anno dopo sulla parità sul lavoro; solo l’anno scorso una legge sul femminicidio. Si riconosce che il femminicidio è un reato autonomo punibile con l’ergastolo, non più un aggravante dell’ omicidio.

Perchè riesumare oggi tutti questi ricordi? I soliti amarcord dovuti alla vecchiaia, a quel sottile piacere che danno le rievocazioni familiari? No, semplicemente perchè oggi è avvenuto un fatto anomalo, il concetto di “normalità” è tornato ad essere oggetto di dibattito acceso ed io di nuovo mi sono vista davanti a mio padre che mi ammoniva con tutta la forza morale che gli dava il codice di famiglia del 1942! “Sii normale!”.

Il merito , o il demerito,va tutto al novello mister Jekill, al Generale! Alla sua irresistibile ascesa!

Si presenta bene questo ex servitore dello stato. Aitante, corporatura da rambo forgiata da anni di addestramento militare, di pelle bianca con tratti somatici tipicamente caucasici, sguardo diritto, voce maschia, eloquio veloce di chi non perde un minuto per prendere decisioni. Ignoro quando sia avvenuta la trasformazione,il passaggio da devoto servitore delle forze armate a leader politico. Il libro che ha scritto “ Il mondo al contrario” è sicuramente il frutto di una visione del mondo maturata nell’arco di tutta una vita e che, a quanto pare, il generale aveva compresso e celato nei suoi 35 anni di servizio. La decisione di rendere pubblico quanto per il generale il mondo giri al contrario ci ha fatto conoscere non solo il suo pensiero ma anche la sua abilità istrionica nel far apparire le oscenità che scrive e racconta solo come il frutto della perdita di antichi valori, la resa di una società che a causa di scellerate minoranze influenza e sposta il concetto di “normalità”a scapito della maggioranza. La normalità! Cos’è la normalità? Si può dire che sia la conformità alle aspettative collettive? Esiste la normalità. Per il generale esiste in quanto ci domanda : “è normale che le donne facciano così pochi figli rinunciando alla loro storica funzione di fattrici ? è normale che gli omosessuali non se ne facciano una ragione di essere “anormali “?, è normale che gli immigrati invadano il nostro paese? è normale che non vengano deportati,? è normale considerare il femminicidio un delitto ? È normale giustificare l’aborto? È normale che non ci siano classi separate per i disabili? Non è giusto ribadire che la pelle scura non rappresenta la grande maggioranza degli italiani?

È evidente che quest’uomo ha sempre tenuto nella pancia l’avversione per quelle che lui considera “minoranze , quindi la sua omofobia,, l’esaltazione fascista della virilità. Dentro quella pancia piena di miasmi insopportabili galleggiano purtroppo fette della popolazione italiana che non si rassegna a diventare adulta , a rispettare ed accettare le conquiste avvenute in questi 80 anni ma che crede di aver trovato il suo nuovo guru. Non possiamo ignorare questi miasmi, quest’odore antico e nostalgico. Dobbiamo combatterli con i buoni odori della nostra democrazia e dell’antifascismo.

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